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Cosa fare quando il bambino non riesce a relazionarsi con gli altri

Relazioni povere, superficiali e talvolta inesistenti possono risultare da una difficoltà determinata da componenti psicologiche alla cui base si istaurano ansie e insicurezze. Il timore di non essere all’altezza o di essere giudicato male, non solo dai compagni ma anche dagli adulti di riferimento, può mascherarsi dietro a scarse competenze relazionali che inducono all’isolamento.

A influenzare la qualità di vita di ciascun bambino è il suo mondo emotivo, pertanto è fondamentale evitare di appesantirlo con pressioni eccessive dovute talvolta ad aspettative da parte dei genitori che non tengono conto dei tempi, delle capacità e degli interessi del proprio figlio. Reazioni emotive distruttive, infatti, esercitano un’influenza negativa sul bambino determinando l’insorgenza di segnali di insofferenza o malessere che si manifestano, molto spesso, attraverso relazioni insoddisfacenti con l’ambiente circostante.

Rassicurare il bambino mediante un atteggiamento che produca sostegno, soprattutto dinanzi agli insuccessi, potrebbe aiutare i genitori a prestare attenzione alle manifestazioni di disagio comprendendo meglio il clima emotivo sperimentato dal proprio figlio. In questa direzione, si potrebbe favorire lo sviluppo di una più solida fiducia del bambino nelle proprie competenze e potenzialità. Una maggiore autoefficacia, infatti, gli consentirebbe di relazionarsi al mondo esterno con padronanza ed efficacia, capace di affrontare le difficoltà nonché le proprie eventuali ansie e insicurezze senza il timore di esserne sopraffatto.

Molto inoltre dipende dal carattere del bambino, che se tendente alla timidezza e introversione potrebbe semplicemente aver bisogno di più tempo per entrare in relazione con i compagni. Attività di gruppo, sport di squadra potrebbero facilitare l’apertura e l’integrazione. C’è da sottolineare che i bambini apprendono le loro abilità sociali attraverso l’osservazione di modelli significativi quali possono essere i genitori, per cui è importante che essi offrano un buon esempio relazionale tale da incoraggiare adeguate e gratificanti interazioni.

Il mio particolare interesse alla prima infanzia nonché la mia dedizione al sostegno e supporto della famiglia e in particolare della coppia genitoriale mi ha spinta a conseguire la laurea in Psicologia e il diploma AIMI divenendo Insegnante di Massaggio Infantile, un'esperienza di profondo contatto affettivo tra neo genitori e neonati tra 0 e 12 mesi. Email: a.antogiovanni@passionemamma.it

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