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Nido, baby sitter o nonni? Ecco con chi si sviluppa meglio l’intelligenza del bambino

Cosa fa effettivamente bene al bambino? Andare al nido, frequentare e socializzare con altri bambini, rimanere a casa con i nonni o con una baby sitter? La risposta viene data dagli esperti. Quest’ultimi sono concordi nel dichiarare che il nido aiuta i bambini svantaggiati, ma non quelli benestanti. Perché? Pare che il nido per quest’ultimi offra pochi stimoli, seppur riduca e anche di molto il rischio di obesità e sovrappeso. Il nido è quella struttura educativa rivolta ai bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni.

Dunque, si tratta di una scuola che precede l’ingresso alla scola dell’infanzia o come più comunemente viene chiamata scuola materna. Le mamme in carriera, una volta nato il piccolo si chiedono sempre più spesso cosa sia meglio per loro. Lasciarlo a casa con i nonni? Mandarlo al nido?

Qualunque sia la scelta, va detto che questa va a condizionare lo sviluppo cognitivo del bambino. La scelta, inoltre, va effettuata tenendo conto di tante variabili, compreso il contesto socio-economico della famiglia.

L'intelligenza dei bambini si sviluppa frequentando al nido o a casa con i nonni e baby sitter

Di ciò si sono occupati un gruppo di ricercatori. Questi hanno presentato i risultati in occasione del IV Forum della Società Italiana Medici Pediatri e dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza.

Lo studio in questione pare sia stato condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna su un campione di 500 famiglie. Lo studio sarebbe stato effettuato tra il 2001 ed il 2005. Le famiglie in questione, pare avessero fatto richiesta di iscrivere il proprio figlio ad uno degli asili nido pubblici presenti nel Comune di Bologna.

Lo studio

In un primo momento i ricercatori hanno raccolto i dati di oltre 7 mila bambini, ma poi si sarebbero concentrati su quelli ce nella graduatoria si trovavano sopra o sotto la linea di demarcazione indicata dal numero di posti disponibili.

Giulio Zanella, uno degli autori dello studio, spiega come le graduatorie vengano stilate tenendo conto di fattori socio-economici come la presenza di disabilità, assenza di un genitore, status lavorativo del padre e della madre.

A parità di questi fattori, anche il reddito e la ricchezza familiare. I risultati di questo studio hanno messo in evidenza come i bambini che hanno frequentato il nido fra 0 e 2 anni siano stati meno soggetti a rischio di obesità.

Nel contempo hanno presentato un quoziente intellettivo di 5 punti inferiore rispetto ai bambini che erano stati accaduti da un adulto. Così come riferisce uno degli autori dello studio, questi dati non vogliono dirci che l’asilo nido fa male, tuttavia ci fanno riflettere sulla loro organizzazione.


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“Perché anche i bimbi di famiglie benestanti possano giovarsene, sarebbe opportuno aumentare il numero di educatori e preferire semmai le formule micro-nido. In questo modo è possibile portare il più possibile il rapporto fra educatori e bimbi verso uno a uno. Con vantaggi di cui ovviamente beneficerebbero anche i piccoli di contesti socioeconomici più svantaggiati“, spiega ancora l’esperto.

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