foto_paghetta

Sì o no alla paghetta?

Quali sono le abitudini economiche dei nostri figli, bambini e adolescenti? C’è chi riceve una paghetta settimanale a partire dai 6-7 anni, chi la incassa alla fine del mese in corrispondenza con lo stipendio dei genitori, chi non l’ha ancora ottenuta ma magari la vorrebbe, chi non ci pensa neppure… Voi come vi regolate?

In base a dati Istat (riferiti a fine 2011), in Italia un bambino su quattro tra i 6 i 17 anni riceve dai genitori una paghetta settimanale che in media tocca i 16 euro. Nel dettaglio, tra i 6 e i 10 anni i nostri figli incassano normalmente 8 euro a settimana, alle medie si passa a 11 euro, mentre tra i 14 e i 17 anni si può dichiarare un reddito di 20 euro ogni sette giorni. Un tesoretto che dunque in media oscilla tra i 32 e gli 80 euro al mese, al quale si aggiungono sporadicamente “mance” e “buste” da parte di zii, zie, nonni e nonne per compleanni, feste in famiglia o per i piccoli traguardi della vita, come il compleanno, la Prima Comunione, la promozione o il buon esito di un esame.

All’aumentare dell’età cominciano ad affacciarsi le prime differenze di genere: infatti mentre il 53,2% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni ha una paghetta fissa, le ragazze della stessa età con lo stesso accesso al denaro sono il 42,1%, oltre il 10% in meno.

A livello geografico si riscontra una lieve differenza tra le abitudini economiche di genitori e famiglie relativamente alla paghetta: al Nord la mancia è di 16 euro, al Centro sale a 18 euro, al Sud scende a 14 e nelle isole, il picco, è di circa 19 euro. E sulla propensione al risparmio? I ragazzi delle isole hanno quella più bassa (48,4%). Seguono quelli del Sud (51,9%), del Centro (61%), del Nord Ovest (67,4%) e del Nord Est (71,1%).

Questi dati ci dicono che le famiglie italiane in qualche modo ragionano su come educare i figli all’uso consapevole del denaro. In effetti, parlare di “paghetta” nella fase evolutiva significa proprio questo: affrontare con i propri figli un argomento che, volenti o nolenti, fa parte della vita di tutti i giorni, e cioè il rapporto con il denaro, con il risparmio, con il lavoro, la generosità e l’equità.

E allora, paghetta sì o no? Sul donare denaro ai più piccoli di casa ci sono almeno due scuole di pensiero: ci sono i genitori che sono d’accordo sulla paghetta perché può rappresentare uno strumento per allenare i bambini ad un uso consapevole del denaro, adeguato alla loro età. Per altri, è preferibile dare soldi ai ragazzi solo quando servono davvero e quando esprimono chiaramente un bisogno, senza collegare la paghetta ad un preciso compito da svolgere in casa, perché così facendo si rischia di non trasmettere il valore della gratuità all’interno della famiglia.

Impossibile dire in assoluto se ci sia un modo di pensare o di agire migliore dell’altro: lo stile educativo, anche per quanto riguarda l’uso del denaro, è “proprietà” dei genitori e del contesto.
Per tutti, però, può essere importante aiutare i bambini a comprendere il ciclo del denaro e del guadagno. Concretamente, per un bambino, può essere educativo sapere che a fronte di un lavoretto fatto in casa si può ricevere un piccolo compenso: una cifra minima, che il ragazzino però può iniziare a risparmiare. I genitori dovrebbero trasmettere ai figli il messaggio che il denaro si guadagna con il lavoro, che non va sprecato e che non esistono scorciatoie legali per guadagnarne molto in tempi brevi.

Insomma, il denaro fa parte della nostra quotidianità e della nostra vita e se non saremo noi genitori ad tentare di insegnare ai nostri figli come rapportarsi nei confronti dei soldi, lo impareranno in altri modi dal contesto in cui viviamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *