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Diario della gravidanza: la trentaseiesima settimana

E’ incredibile il senso di empatia che nasce quando si diventa madri: in pochi istanti, il nostro cervello e il nostro corpo imparano la capacità di entrare nei panni degli altri, anzi “delle altre”, per immaginare i loro stati d’animo e le fatiche che affrontano nell’accudire un bambino.

E’ quello che mi è capitato qualche giorno fa, quando un’amica che ha partorito da poco mi ha chiesto supporto per fronteggiare un principio di ragadi al seno. Mi sono intenerita quando mi ha chiesto via sms: “Mi presti i paracapezzoli d’argento?”. Questo suo SOS così spontaneo, come lo è stata la mia risposta, mi ha fatto riflettere su quanto possiamo essere forti e unite, noi donne, noi mamme, quando abbiamo tra le braccia un neonato.

Probabilmente vivo questi pensieri in modo più intenso del solito perché ormai solo un mese – giorno più, giorno meno – mi separa dall’esperienza del mio secondo parto e ogni giorno di questa trentaseiesima settimana di gravidanza l’ho trascorso come se la nascita fosse prevista per il giorno successivo. In effetti, a quanti mi chiedono quanto manca e come mi sento, rispondo sempre che potendo scegliere “partorirei anche oggi!”. Avendo un primo parto alle spalle piuttosto vicino nella memoria, meno di due anni fa, mi sento già pronta ad avere un secondo bambino. Non vorrei apparire troppo spavalda, ma sono molto ottimista sia sull’andamento del parto che sulla gestione futura della nostra famigliola che piano piano si allarga.

Fisicamente posso dire di sentirmi bene. La stanchezza fa capolino solo la sera, quando ho messo a letto la mia prima figlia Giovanna, e mi pare che sia una stanchezza “buona”: è come se il corpo mi volesse dire di tenermi pronta, che da un momento all’altro questo equilibrio cambierà. Ricordo chiaramente la stanchezza dei primi giorni e delle prime settimane dopo il primo parto: senza esagerazioni, appoggiavo la testa sul cuscino e crollavo, sapendo che di lì a qualche ora la bambina avrebbe avuto bisogno di poppare di nuovo. Forse al tempo ero impreparata o non ci avevo fatto mente locale nei mesi precedenti il parto: è per questo che i primi tempi sono stati così faticosi? O, piuttosto, è uno stravolgimento che tutti si trovano a fronteggiare? Beh, stavolta non arriverò impreparata al grande giorno e non intendo lasciarmi travolgere dagli eventi. Voglio essere molto più presente e “in me” quando tornerò dall’ospedale con il nostro nuovo fagottino.

Questa mattina mi sono pesata e finora ho preso 9 chili. Alla prima gravidanza ricordo che il peso è cresciuto soprattutto nell’ultimo mese, dunque devo stare attenta a colpi di fame e “voglie” più o meno inconsapevoli alle quali potrei cedere nei prossimi giorni.

A proposito di peso: sto cercando d’intuire quanto potrebbe pesare ora il bambino. Sono misure talmente variabili che forse è una perdita di tempo: a quest’epoca peserà 2,5 chili? Meno? Di più? E quanto sarà lungo? Nei prossimi giorni dovrei avere una ecografia di controllo, per verificare la presentazione cefalica o podalica del bambino, e magari chiederò una stima del peso, per cominciare a farmi un’idea.

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