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Diario della gravidanza: la trentacinquesima settimana

I giorni della Pasqua hanno portato un po’ di calma (apparente?) all’umore delle settimane passate. Passare del tempo insieme alla “famiglia allargata”, tra i naturali alti e bassi, offre sempre l’occasione per fare un bilancio della propria situazione, di quello che si è fatto e di quel che si farà.

Nel mio caso, tra poco più di un mese, renderò genitori e suoceri nuovamente nonni, fratelli e cognati nuovamente zii, mio marito nuovamente babbo… Sono ruoli ben radicati nell’esistenza di tutti, ma che ogni volta, ho capito, scombussolano le esperienze e le esistenze personali e familiari. Insomma, questa seconda maternità mescolerà ancora una volta le carte della vita non solo dei suoi genitori, ma anche della piccola, grande cerchia di persone a noi più o meno vicine.

Questi sono i pensieri sui quali sto rimuginando a livello emotivo. A livello fisico, in questa trentacinquesima settimana di gravidanza comincio a sentirmi appesantita dalla pancia e allo specchio non mi riconosco. Non mi peso dall’ultima visita dalla ginecologa – che ho avuto quasi un mese fa – e dunque non so quanti chili abbia preso, ma più che un fatto di volume, vedo proprio che le mie fattezze e l’espressione del viso stanno cambiando e preparandosi ad un grande appuntamento. Sono molto concentrata su questo traguardo e sull’avvio di un nuovo capitolo della nostra vita: sono ansiosa di scombinare amorevolmente l’esistenza mia e di tanti altri con una nuova presenza.
A livello “medico”, infine, sto continuando a fare vari tipi di esercizi per stimolare la presentazione cefalica del bambino: all’ecografia di accrescimento, infatti, la dottoressa mi aveva detto che il bambino era ancora podalico. Non voglio andare incontro ad un parto cesareo!

Mentre scrivo, il piccolino scalcia forte – forse intuisce che sto pensando a lui! – e vedo la pancia muoversi e assumere forme comiche e ridicole. Tra poche settimane inizierò a dimenticare questo tipo di fisicità e questo tipo di stanchezza che mi trovo a fronteggiare ogni sera, che comprende fiato corto, pancia dura, testa che scoppia e fatica nel dormire. Chissà come vivrò, stavolta, alla seconda maternità, le fatiche dei primi giorni e delle prime settimane “da mamma”? Quando ho partorito la mia prima figlia, Giovanna, ci ho messo un po’ a sentirmi a mio agio nella mia nuova veste di mamma.

Questa volta dovrebbe essere relativamente più facile… oppure no?!

A volte allattare non è semplice
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A volte allattare non è semplice

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