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Quando i bambini scoprono di avere un’ombra

A noi adulti sembra naturale e scontato, non facciamo neanche caso a quell’individuo che ci segue sempre, in qualsiasi movimento facciamo e in qualunque strana posa ci mettiamo… a patto che ci illumini almeno un raggio di sole!

Proviamo però a metterci nei panni di un bambino che per la prima volta fa l’eccezionale scoperta di avere un’ombra! E’ davvero una grande emozione: per loro e per chi ha l’occasione di assistere a questo momento magico.

Avevo visto tempo fa un video virale sul web che, tramite un collage di varie riprese amatoriali di genitori americani, mostrava le varie reazioni dei bambini alla scoperta che la loro ombra li seguiva: chi era divertito, chi si metteva a piangere, chi cominciava a correre per vedere fino a dove quella sagoma l’avrebbe seguito.

Certo non avevo pensato che anche io avrei potuto assistere a questa scena. Ecco com’è andata: qualche giorno fa, la mia bambina di 17 mesi e io ce ne siamo andate al parco a fare un pò di scivoli e altalene, approfittando del bel tempo. Ad un certo punto, proprio dondolando sull’altalena, Giovanna ha indicato le nostre ombre, ridacchiando e dicendo “Mimma… (bambina, nel suo linguaggio), giù! Mamma… giù”!”. Ha continuato a ridere e indicare le sagome dei nostri corpi che si muovevano con noi per un bel po’, affascinata da questa bella scoperta.

Certamente un bambino a questa età non può capire qual è il fenomeno che ci porta ad avere un’ombra – le reazioni della luce ad un qualunque oggetto – ma credo che rendersi conto che c’è un profilo nero che lo segue significhi che il bambino sta procedendo nella comprensione dell’immagine di se stesso e che sta progredendo nel cammino del proprio sviluppo cognitivo.

Ho letto di recente di un esperimento condotto dallo psicologo Michael Lewis per capire quale immagine un bambino abbia del proprio corpo quando si guarda allo specchio: al piccolo viene dato uno specchio sul quale riflettersi, poco dopo – senza che se ne accorga – gli viene applicato un segno rosso sul naso. Quando il piccolo si guarda nuovamente allo specchio e vede il segno rosso, avrà una diversa reazione a seconda della sua età: a 12 mesi si accorge del segno e lo guarda attentamente, a 15 mesi tocca il naso riflesso sullo specchio e cerca di togliere il segno dal “quel” naso, mentre a 18 mesi cercherà di prendere il segno rosso dal proprio naso in carne e ossa.

Nel capire che quell’ombra era legata all’immagine del proprio corpo rivedo un processo simile a quello che emerge dallo studio di Lewis, pensando che fino a qualche tempo fa mostravo a mia figlia le ombre delle mie mani, per esempio, sul muro o sul pavimento di casa: lei era divertita da quelle immagini, cercava di seguirle o acchiapparle, ma non dava segno di capire da dove arrivassero.

Anche voi eravate presenti al momento in cui vostro figlio scopriva la sua ombra? Come vi è capitato? Scriveteci!

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