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Pubblicità nel mirino: l’allarme dell’Oms all’Europa

Non pubblicizzate snack dolci e salati, succhi di frutta troppo zuccherosi, bevande energizzanti: in questo modo si alimenta il rischio di obesità infantile. L’allarme arriva dalla sezione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità che dice ‘basta’ alla pubblicità dei cibi cosiddetti ‘spazzatura’, tutti quegli alimenti sia dolci che salati che andrebbero totalmente eliminati dalla dieta quotidiana dei nostri bambini. La sezione europea dell’Oms ha pubblicato le nuove tabelle che indicano quali cibi vanno promossi, dunque pubblicizzati, sulla base delle sostanze che contengono.

Del resto viviamo bombardati di pubblicità, un marketing a volte anche aggressivo che inevitabilmente attira l’attenzione dei più piccoli che da una certa età in poi riescono anche a riconoscere determinate marche di alimenti quando gironzolano nel supermercato con la mamma. Ebbene: quando facciamo la spesa, visto che prestiamo molta cura nell’acquistare prodotti per la bellezza di corpo e capelli che siano ottimali, facciamo la stessa cosa anche con il cibo, soprattutto quello destinato ai bambini, evitando il cosiddetto junk food, appunto il cibo spazzatura.

Secondo l’Oms Europa, non andrebbero pubblicizzati tutti quei prodotti a base di cioccolata, torte e biscotti particolarmente dolci, gelati, bibite energetiche e gassate e anche i succhi di frutta, a meno che non contengano il 100% di frutta. Stesso discorso vale per gli snack salati, sono ammessi solo se contengono al massimo lo 0,1% di sale.

“Data l’epidemia di obesità in Europa – afferma Gauden Galea, direttore della divisione che ha preparato le linee guida – non c’è giustificazione per continuare a promuovere prodotti che hanno uno scarso valore nutrizionale e contribuiscono a diete non salutari”.

Dunque, dopo aver visto come avere la televisione in cameretta esporrebbe i bimbi a un maggior rischio di obesità, adesso anche dal marketing potrebbero arrivare delle ‘minacce’ con un numero eccessivo di spot su alimenti presentanti come ‘sani e genuini’ ma in realtà poco rispondenti ai parametri dell’Oms.

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