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Partorisci in casa? In Olanda ti arriva il kit completo

Un pacco-regalo per le future mamme. Succede in Olanda, si chiama ‘box’ e arriva a domicilio circa un mese prima del parto. Cosa contiene? Un vero e proprio kit per partorire a casa, ovvero garze, lenzuola di plastica, pannoloni, gel disinfettante per le mani, assorbenti materni, detersivo delicato per i panni, ovatta e un pupazzo bianco per il bebè con una lucina. Se poi il lieti evento avviene in ospedale, la box viene destinata a una onlus attiva in Africa.

E’ evidente come in Olanda l’approccio al parto in casa sia completamente diverso rispetto a quello che si ha in Italia. Lì esiste una vera e propria filosofia oramai radicata, non soltanto relativamente alla gravidanza e al parto, ma a tutta la salute in genere: medici, cliniche e ospedali devono servire solo quando proprio non se ne può fare a meno. Tutto il sistema sanitario olandese mira a diminuire la medicalizzazione attraverso le assicurazioni accessibili, quindi favorisce il parto a domicilio. La box ne è un esempio lampante.

Al contrario in Olanda addirittura un parto su tre avviene tra le pareti domestiche e a prendersi cura della donna sono un’ostetrica e una puericultrice che l’assistono durante il parto e nei giorni successivi. Naturalmente si può decidere di partorire non a casa, e dopo sei ore dal parto si viene dimessi.

In Italia le cose vanno un pochino diversamente, il parto in casa continua ad essere un’eccezione anche se secondo Marta Campiotti, presidente dell’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità, le cifre ufficiali sono sottostimate.

“Se la donna è in buona salute – spiega – con un parto a termine e una gravidanza senza problemi il parto a casa non ha nessuna controindicazione. Il trasferiamo in ospedale accade solo nel 20% dei casi di chi partorisce a casa, in 30 anni di esperienza ho assistito solo a tre emergenze”.

“In Italia – prosegue- secondo un recente studio il 20% delle donne vorrebbe partorire in questo modo, ma spesso vengono spaventate e, purtroppo, chiedono informazioni alle persone sbagliate”.

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