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Papà escluso dalla vita del neonato: che fare?

E’ qualcosa che affonda le sue radici nella storia: all’arrivo di un bebè tutti si concentrano sul rapporto madre-figlio quasi che la famiglia non fosse composta anche da un terzo, fondamentale, essenziale elemento, ovvero il papà. E’ così da secoli: la donna è sempre stata concepita come la figura votata ad allevare i figli e a farli crescere nel miglior modo possibile. Il padre no. Lui doveva andare nei campi, a caccia, in guerra. Insomma: non era una presenza fissa in casa, dunque inevitabile concentrarsi esclusivamente sul rapporto a due madre-figlio. Fortunatamente oggi questo modo di vedere e concepire la famiglia è nettamente cambiato, si è preso consapevolezza che c’è da costruire anche il rapporto padre-figlio, tuttavia alcune situazioni quasi ataviche si trascinano ancora oggi.

E’ fuori discussione che, soprattutto nei primi mesi di vita, il bebè dipende in tutto e per tutto dalla madre, soprattutto se prende il suo latte. Tuttavia, se non si usa la giusta dose di intelligenza e, soprattutto, se non c’è una stabilità di coppia precedente il lieto evento, si corre il rischio che il neo-papà si senta messo da parte, fatto fuori da quella meravigliosa avventura appena iniziata alla quale sembra aver diritto soltanto la madre.

Anche per l’uomo la vita cambia immediatamente dopo l’arrivo di un figlio, soprattutto se si tratta della prima esperienza di paternità. Specie in termine di tempo a disposizione per dormire, stare con gli amici, rilassarsi sul divano leggendo un giornale, andare in palestra. Cambiamenti radicali che spesso non sono troppo facili da accettare, soprattutto visto che l’uomo non ha vissuto l’esperienza unica della gravidanza che in qualche modo già cambia la donna e la predispone verso le ulteriori trasformazioni che arriveranno dopo il parto.

Per l’uomo non è così e quindi, di fronte a questo pargoletto che sta buono e beato soltanto tra le braccia della sua mamma, attaccato al suo seno, può sentirsi disorientato, escluso, con ripercussioni inevitabili sul rapporto di coppia.

Urge intervenire immediatamente anche perché, come già detto, si tratta soprattutto di una questione di buon senso. Per ovvi motivi il neo-papà non può allattare il suo bimbo? Potrà cambiare il pannolino, cullarlo dopo la poppata, fargli fare il ruttino, portarlo a fare una bella passeggiata in carrozzina. E non c’è bisogno che in tutto questo ci sia anche la mamma che, al contrario, deve approfittare della preziosa collaborazione del compagno per recuperare le ore di sonno perso, per rilassarsi, per non fare nulla.

In questo modo lo stress fisico ed emotivo, conseguenza inevitabile di una nascita, sarà smussato dalla serenità della coppia che sa di avere ruoli diversi ma complementari in questa straordinario avventura che è essere genitori. Fondamentale, inoltre, che la coppia si riappropri quanto prima della propria intimità.

Sarà bene che il papà usufruisca dei congedi parentali previsti dalla legge in modo da poter stare il più tempo possibile con il bebè instaurando con lui quel legame che, poi, in maniera spontanea e naturale, si rafforzerà mese dopo mese fino a diventare una straordinaria amicizia.

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