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Timer Egg: cos’è e cosa valuta

La fertilità costituisce per la donna un argomento di grande rilievo e di influenza non indifferente, soprattutto se essa dovesse venire a mancare o ad essere ostacolata. Per questo sono stati progettati test diagnostici della cosiddetta capacità ovarica, ovvero l’ attitudine dell’ ovaio a compiere corretti cicli ovulatori, formanti ovociti, la cellula che potrebbe essere fecondata dallo spermatozoo maschile.

Di cosa si tratta? Sono stati gli australiani ad introdurlo: è il caso dell’ innovativo Timer Egg, un semplice ma utile test capace di valutare la quantità di ovuli prodotti dalla donna. La valutazione può essere effettuata attraverso un singolo prelievo di sangue proprio perché si effettua il dosaggio di alcune specifiche sostanze. Per un corretto studio è opportuno aggiungere una ecografia transvaginale.

Studiando gli ovuli, si dà l’ opportunità alla donna di conoscere la propria riserva ovarica, la possibilità di ovulazione e l’eventuale rischio di incorrere in infertilità in età più matura. Ad esempio, si possono individuare i soggetti che hanno un pericolo di menopausa precoce, così da poter rimediare attraverso una gravidanza anticipata.

Cosa si valuta? Innanzitutto viene effettuato dosaggio dell’ ormone AMH (Anti mulleriano), che è proprio la sostanza più sensibile all’ interno del test Timer Egg. Si tratta di una sostanza prodotta dai follicoli dell’ ovaio, che è dosabile in tutto il periodo fertile della donna (quindi nell’ infanzia e nella menopausa non è dosabile) e mette in evidenza proprio la riserva ovarica della donna e quindi la fertilità.

Allo stesso tempo deve essere valutato l’ ormone FSH (follicolo stimolante) prodotto da una ghiandola del cranio chiamata ipofisi. Esso induce l’ ovaio alla maturazione dei follicoli per la “liberazione” dell’ ovocita, quindi alti valori dell’ FSH dovrebbero essere associati a formazione di follicoli. Situazioni anomale devono essere analizzate con attenzione.

E’ opportuno precisare che mentre l’ AMH può essere dosato in ogni singolo momento, l’ FSH può essere valutato esclusivamente nel terzo giorno del ciclo mestruale, quindi per convenzione si può effettuare un singolo prelievo per il dosaggio di entrambe le sostanze.

Con l’ ecografia transvaginale si può misurare il volume delle ovaie e condurre la conta dei follicoli antrali, che può essere di rilievo soprattutto se associata ai valori acquisiti dal prelievo venoso effettuato per l’ AMH e l’FSH.

Tutto ciò si effettua per poter inquadrare donne con maggiore rischio di infertilità e quindi minore riserva ovarica. Chiunque può accedere a tale test, ma soprattutto è necessario ricordare che “un indizio non fa una prova”. Per questo si devono considerare e analizzare tutti i dati ottenuti per “collaborare amichevolmente ” con la propria fertilità per poi eventualmente conoscere e calcolare i propri giorni fertili.

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