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Perché i figli maschi sono più mammoni?

Si dice che i maschietti rispetto alle femminucce siano più mammoni e coccoloni. Legati in modo viscerale a chi li ha tenuti in grembo per tanti mesi, in modo atavico si ritrovano distesi sulla pancia della madre accarezzando compulsivamente il ventre che ha fatto da dolce culla. I bambini sentono il profumo del latte della madre che li nutre sin da subito e la cercano quando questa è assente, è un rapporto solido che vede il suo apice proprio durante la prima infanzia ed il legame fra una madre di un figlio maschio rispetto a quello con una femmina è particolare perché non si tratta di complicità fra sessi ma di amore nei confronti di un altro piccolo uomo.

In un esperimento antropologico trasmesso dall’emittente Sky, sono stati messi singolarmente bambini maschi e femmine di circa 3 anni in una stanza separata in due da un basso muretto e al di là di questo le varie madri, le quali, soltanto a comando dell’autore abbandonavano la sala lasciando ogni figlio solo. Si è così constato come il maschietto, a differenza della femminuccia, non si limiti unicamente a piangere chiamando la mamma, ma ingegni un modo per raggiungerla provando a scavalcare il divisorio. Questo esperimento oltre a dimostrare la significativa disuguaglianza comportamentale fra i due sessi sin da piccoli, evidenzia anche un attaccamento alla madre differente fra le bambine e i bambini che risulterebbero esser maggiormente mammoni.

Lo studio proposto ha decodificato il rapporto fra madre e figlio, un legame sotto certi aspetti molto profondo da piccoli, protettivo durante l’adolescenza del ragazzo nei confronti della genitrice e il più delle volte assillante da parte di quest’ultima quando il figlio diventa uomo e lei magari si ritrova ad essere suocera.

Secondo la psicoterapeuta Abby Rodman, che è anche giornalista per molte testate statunitensi, ci sono delle verità che soltanto le madri dei figli maschi possono apprezzare. Lei di figli ne ha ben 3 e tutti dello stesso sesso, a volte le chiedono se ha l’intenzione di provare ad avere una figlia femmina e a ciò lei risponde scrivendo sull’ Huffington Post che è: “Come se avendo solo maschi stessi interrompendo l’ordine naturale dell’universo” – Eppure Abby è contentissima di essere l’unica donna in casa ed è arrivata ad apprezzare la gioia di avere solo figli maschi.

Cerchiamo di capire così insieme cosa significa essere l’unica donna di casa dove a volte crescere un figlio maschio è per certi versi più facile rispetto ad una figlia femmina.
Ci si sente più sicuri quando un figlio ventenne va di sera per strada rispetto ad una figlia femmina. Ed è anche vero che durante l’ adolescenza la mamma sarà il centro delle battute poco educate degli amici e al contempo al figlio stesso spetterà proteggere la sua genitrice da questi eventuali commenti.

Nessun dramma tipicamente femminile relativo al cambiamento del corpo di una ragazzina affliggerà la casa e contemporaneamente ogni volta che si incrocerà lo sguardo di una bambina si penserà di quanto sarebbe stato divertente vestire una femminuccia e che sicuramente per il suo guardaroba sarebbero stati spesi molti più soldi. In compenso con un maschio si grida tanto perché loro sono forti, sono fisici e fanno perdere la pazienza e durante l’adolescenza la mamma medierà con i litigi fra padre e figlio. Infine la madre per un figlio maschio è un prototipo femminile con il quale però in contempo ci si scontrerà: in fondo lei è stata il suo primo amore.

Importante è che il maschio in questione non venga allevato come un mammone viziato e legato esclusivamente alla madre al punto tale da preferire la genitrice alla partner. Ciò sarebbe catastrofico per la coppia e genererebbe continui litigi e questo perché l’ormai uomo si ritroverebbe a scegliere e a preferire la madre e a sentirsi figlio più che fidanzato/marito.

Insomma il rapporto d’amore o anche venerazione, che in genere soprattutto le madri italiane hanno nei confronti dei loro figli, è a volte morboso e visto male dalle nuore in età adulta, ma durante l’infanzia non è altro che il proseguimento di quel cordone ombelicale che soltanto la crescita del figlio provvederà a tagliare e a renderlo quindi indipendente dalla donna che lo ha generato ed educato sperando di aver creato uomini capaci di amare in modo adeguato e proporzionato le due donne principali della sua vita.

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