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Mio figlio ha l’ipospadia: che fare?

Giusto per non farci mancare nulla, giusto per renderci la vita un po’ più movimentata, come se già non lo fosse, all’improvviso scopriamo che nostro figlio ha l’ipospadia. Tranquilli, non è una malattia, ne tantomeno una cosa invalidante, almeno nel grado in cui ce l’ha lui. A già, dimenticavo! Cos’è l’ipospadia? Ve lo spiego subito:

Dunque dunque, senza troppe pretese cercherò di spiegarvela così come l’ho capita e vissuta io, e chiedo scusa sin da subito se sbaglio qualche termine medico o dimentico qualche passaggio e ci tengo a precisare che tutto quello che so è frutto della mia esperienza personale e di ore ed ore, spesso notturne, spese a consultare ora un sito, ora un altro alla scoperta di qualche risposta in più!

L’ipospadia non è altro che una malformazione dei genitali, più frequente nei maschietti, presente fin dalla nascita e con diversi gradi di “gravità”. Nel caso di mio figlio era di primo grado, e cioè quella meno problematica, ma comunque, di qualunque grado essa sia oggi è tranquillamente operabile e quindi risolvibile. La differenza sta appunto nella complessità dell’intervento stesso.

L’ipospadia è anche genetica e quindi con buona probabilità già presente da parte di uno dei genitori e facilmente riscontrabile tra fratelli con un’incidenza, ho letto, del 50% addirittura. La diagnosi di ipospadia si fa già dalle prime visite pediatriche e si interviene prestissimo. In genere l’intervento viene effettuato dagli otto mesi ad un anno e mezzo.

Le ragioni sono diverse, per prima cosa, prima si interviene e meglio è chirurgicamente parlando. Praticamente parlando ci sono anche altri motivi per cui è bene intervenire così in tenera età: e cioè l’impatto psicologico dell’evento in toto, compreso il recupero e senz’altro per i genitori è più semplice gestire un bambino piccolo nel periodo post-operatorio, rispetto ad uno già grande.

Già è vero, per la foga di scrivere ho dimenticato di dirvi in cosa consiste praticamente questa anomalia genitale, ebbene non è altro che un anomalo o incompleto sviluppo dell’uretraa o del pene. E’ di diversi gradi di gravità. Il meato urinario (il buchetto da dove fuoriesce la pipì) può trovarsi in diversa posizione rispetto alla sua posizione normale e cioè all’apice del glande. Può trovarsi leggermente più spostato nei casi meno gravi e addirittura nei pressi dello scroto in quelli più complicati.

Fortunatamente mio figlio ha quella di livello meno problematico, al punto che il precedente pediatra non se n’era neppure accorto! Da una visita specialistica, effettuata subitissimo proprio perché volevo vederci chiaro è emerso che con molta probabilità dovrà sottoporsi all’intervento in anestesia generale (unica modalità per bimbi così piccoli), in cui sarà posizionato correttamente il buchetto biricchino. Ora siamo in attesa di essere richiamati.

Intanto abbiamo tempo per pensare se intervenire o meno, perché la prospettiva di un’anestesia totale non è che mi alletti moltissimo. Intanto sentiremo altri pareri com’è giusto che sia e cercheremo di valutare tutti i pro e i contro nel caso si intervenisse o meno. Le ragioni per cui si interviene nelle ipospadie meno gravi, sono prettamente estetiche, e pochissimo c’entra il lato funzionale dell’organo in se.

Ora non so, e questo ho provato a chiederlo a mio marito, cosa significhi per un ragazzo avere il pene un tantino curvato o il meato urinario di un mezzo centimetro più sotto. Per me, da donna, non farebbe nessuna differenza. Da madre, con tutte le preoccupazioni che un intervento al proprio piccolo comporta, direi addirittura che il suo pisellino, così com’è è più carino degli altri!

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