foto_conciliare maternità e lavoro

Mamme e lavoro: arriva il momento di rimettersi in gioco

Quando metti al mondo un figlio, rinasci anche tu per la seconda volta. E’ tutto un ricominciare da capo: con la tua mente, con il tuo corpo, nei rapporti con il partner e con gli altri, con il lavoro. Meravigliosamente inevitabile che sia così, non può essere altrimenti. Avere un figlio, prima nella mente, poi nella pancia e finalmente tra le braccia, è l’ ‘evento’ della tua vita, non ce ne sono altri minimamente paragonabili. E trascorsi i primi mesi di euforico disorientamento tocca reinventarsi, anche nel lavoro.

Per chi ha un lavoro ‘vero’ la situazione può sembrare relativamente più semplice: ti godi la maternità, ti prendi l’aspettativa, cerchi di sfruttare qualsiasi più piccolo cavillo previsto dal contratto e intanto il pargoletto cresce. Ma poi, un bel giorno, devi ritornare dietro la scrivania, e allora cominceranno i dubbi amletici su cosa sia meglio tra baby sitter, asilo nido, nonni sitter (inutile dire che, quando ci sono, si rivelano la risorsa indubbiamente migliore). Senza parlare dell’organizzazione pratica: non tutte hanno il lavoro sotto casa. Per qualche anno ti perseguiteranno i fatidici sensi di colpa, ma poi tutto diventerà routine, anche quelli. E intanto il bambino sarà cresciuto, mentre tu continuerai a chiederti se ti sei persa qualcosa. E comunque le percentuali raccontano anche di quelle donne che, nonostante tutto, decidono di non tornarci comunque dietro la scrivania.

E poi ci sono le mamme che non hanno un lavoro ‘vero’, le precarie da sempre e figuriamoci dopo l’arrivo di un figlio, quelle che vanno avanti di co.co.co. in co.co.co. di contratti tre mesi per tre mesi, addirittura a chiamata. Quelle donne che prima di provare ad avere un figlio hanno dovuto fare letteralmente i conti sulle dita delle mani, pensando chissà quante volte che non fosse ancora arrivato il momento giusto. Ma alla fine l’hanno trovato loro quel momento. Perché è sacrosanto che sia così.

Maternità pagata, chi è mai questo sconosciuto? Idem per i primi mesi dopo la nascita. Io lavoro come free lance da 11 anni. Ricordo che il giorno di tre anni fa in cui ho partorito, la mia capo-redattrice mi contattò per il quotidiano report di ‘pezzi’ da scrivere mentre avevo le ennesime contrazioni, stesa sul letto e attaccata alla macchina del monitoraggio.

Ho ripreso a scrivere quando Francesco aveva qualche settimana. Ho le foto di lui di pochi mesi che dorme sulle mie gambe acciambellate sul letto mentre scrivo al pc, oppure mentre con una mano spingo la carrozzina e con l’altra scrivo sulla tastiera. Tante volte l’ho portato da mia madre di corsa, magari appena sveglio e ancora insonnolito, perché dovevo andare ‘sul posto’ dov’era accaduto un fatto di cronaca.

La mia storia è comune a quella di tante altre mamme che o fanno così oppure si reinventano totalmente. E ce ne sono molte, basta farsi un giro nel web per trovare tante storie uniche, particolari ma con un comune denominatore: il figlio è la ‘priorità’ ma anche il lavoro è importante, e non solo per questioni di soldi (conoscete qualche precaria ‘ricca’?) ma per tutta un’altra serie di motivi: gratificazione personale, autostima, desiderio di autonomia, voglia legittima di essere mamma, compagna ma soprattutto donna.

E allora eccola quella ‘rinascita’ di cui parlavamo all’inizio, perché riconciliarti con il lavoro ti permette di sfruttare passioni che, se prima potevano essere soltanto un hobby, adesso possono diventare qualcos’altro. Ci sono storie di mamme che hanno chiuso negozi ‘fisici’ per aprirne di ‘virtuali’ sul web, guadagnando mentre, magari, cambiano il pannolino. C’è chi aveva la passione per la fotografia e, scattandone a decine al proprio pargolo, ha deciso di specializzarsi proprio in quel settore dedicato ai più piccoli, sempre attraverso internet. C’è chi ha creato dei blog che poi, attraverso la pubblicità on line, sono diventati fonte di introiti. Piccoli, certo, ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere il tuo conticino mai in rosso senza esserti persa nemmeno un secondo dei primi anni del tuo bambino? Vi assicuro: una sensazione impagabile.

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