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Mamma nel weekend: la storia di Antonella

La bambina si stringe alla mamma convulsamente, con il faccino nascosto nella spalla della stessa, per prenderne tutto il calore possibile, intanto il treno affianco sbuffa e si prepara per il lungo viaggio.

Siamo sul binario di una stazione e sembra impossibile, ma nonostante i Freccia Rossa, la Tav, i treni superveloci in tutto il mondo ci sono ancora in questo Sud Italia i treni che sbuffano, così come sbuffano i tanti viaggiatori costretti a prenderli per andare al lavoro, e andare lontani da case, famiglie e figli.

L’espresso che da Salerno parte alle 20:30 e viaggia di notte per arrivare a Torino la mattina dopo, c’è ancora. Tutti i giorni, come al tempo delle grandi migrazioni degli anni ’60, forse è anche lo stesso modello di treno. ;)

Prima di Torino si ferma in tutte le varie città dove scendono i tanti lavoratori che da Salerno, Napoli e provincia e dintorni hanno i loro contratti stagionali che li rendono genitori part-time per i loro figli: solo per il tempo del weekend.

Muratori, operai, ma anche infermieri, insegnanti, impiegati, tante le professioni e i lavori racchiusi in questi scompartimenti, tante le storie. Come Antonella, maestra d’asilo in una città dell’Emilia per tanti bimbi del Nord, e mamma nel weekend della sua bimba Elisa che ora si stringe a lei su quel binario, sperando che il treno non parta mai.

Antonella dopo il diploma magistrale ha lavorato in asili privati nella sua provincia, Salerno, ma quasi sempre gratis, solo per far punteggio, e mai con prospettive di futuro. Intanto si è fidanzata e sposata e allora per un periodo ha scelto di dedicarsi alla famiglia e al marito, al suo sogno d’amore. Come frutto dell’amore è arrivata la sua piccola Elisa, che ora ha 5 anni.

Dopo tanti anni, colpa anche della crisi, del poco lavoro del marito, ma anche del suo bisogno di rendersi utile in famiglia, e di portare anche lei uno stipendio a casa, ha rispolverato il suo diploma e la sua esperienza di lavoro con i bambini.

Ma al Sud le condizioni di lavoro non sono cambiate: poco lavoro e sottopagato e allora Antonella come tante insegnanti, con il proprio punteggio e titolo ha preferito scegliere una provincia lontana da casa per fare le supplenze. Infatti spostarsi, cambiare città significa avere una supplenza anche annuale con uno stipendio assicurato, statale, per 10 mesi.

E’ così è iniziata la doppia vita di Antonella. Insegnante diligente e amorevole con i suoi alunni dal lunedì al venerdì e mamma e moglie altrettanto amorevole, se non di più, dalla mattina del sabato, quando arriva il treno a Salerno, alla sera della domenica, quando il suo treno riparte.

Il resto della settimana sono telefonate serali con la sua bimba e suo marito, qualche volta via skype per vederla, chiederle dell’asilo, dei nonni, di come ha passato la giornata, di cosa ha cucinato con la nonna al babbo tornato dal lavoro.

Per fortuna Antonella viveva già vicino ai suoi genitori che adesso si prendono cura della nipotina durante tutto il giorno, perché se no pagare anche una baby sitter per tante ore mentre lei lavora lontano, come fanno altre mamme fuorisede (come ci racconta Claudia nel suo articolo di pochi giorni fa) sarebbe stato davvero proibitivo per la sua economia familiare.

Quante storie così, di genitori a tempo, si possono ascoltare, prendendo qualche volta i treni italiani, e non solo quelli notturni. Padri napoletani che hanno visto crescere i loro figli solo nel weekend, perché poi la famiglia il resto della settimana rimaneva nella loro terra d’origine e anche tante donne come Antonella che con coraggio cercano la loro strada anche nel lavoro.

Antonella che con le lacrime agli occhi mi parla, in questa lunga notte di viaggio verso Torino, della sua bambina, di Elisa, e di come spera un giorno che tutti questi sacrifici siano ripagati da un lavoro vicino casa, e da una famiglia sempre felice come oggi, nonostante i tanti km che li dividono.

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