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“Mamma, chi è questo Charlie Hebdo?”

La domanda era inevitabile, anche perché in qualsiasi programma televisivo, su ogni quotidiano, sui social network, non si parla d’altro: l’attentato allo Charlie Hebdo. Mio figlio allora, mi si è avvicinato e lecitamente mi ha chiesto: “Mamma, chi è questo Charlie Hebdo? Perché se ne parla tanto? Chi sono quei due incappucciati e che imbracciano i fucili che si vedono nei video?”.

La risposta a noi adulti sembra scontata, siamo informatissimi in merito, ed ognuno ha anche il suo corredo di opinioni belle e pronte sull’argomento da sciorinare al momento di un confronto più o meno intellettuale con colleghi, amici e parenti. Non ci vuole molto a spiegare ad un adulto quello che è successo.

C’è stato un attentato che pare sia di matrice terroristica, alla redazione dello Charlie Hebdo. La nota rivista satirica francese, che era già stata presa di mira in passato da altre azioni criminose del genere. Ma stavolta, l’accaduto ci ha lasciati tutti di sasso. Tutto il mondo si è stretto con solidarietà attorno al dramma che ha scosso la Francia ma che ci coinvolge in qualche modo tutti.

Stavolta sono state coinvolte diverse persone, tra cui hanno perso la vita il direttore stesso del giornale, otto giornalisti e due poliziotti, tutti finite a colpi di kalashnikov da due individui incappucciati che hanno agito, secondo i superstiti per mano di Al-Qaida. Lasciando tutto il mondo sotto choc. Questo è quanto accaduto. Con tutti gli annessi, i connessi e i contorni di cui tutti noi adulti siamo a conoscenza.

Ma il punto di vista dei bambini è leggermente diverso, anche perché non so mio figlio fino a che punto capirebbe ciò che vorrei spiegargli. Dovrei cominciare a dare una definizione del terrorismo, ma a quel punto avrei paura di instillare in lui un senso di impotenza e di paura.

Potrei parlargli dell‘estremismo islamico, dell’Islam stesso. Ma anche qui mi frena il timore di dare informazioni inesatte frammentarie su quella che per diffusione è la terza religione mondiale. E poi gli inculcherei una sorta di discriminazione verso questa stessa religione, infondendogli dei preconcetti sbagliati e questo non voglio farlo.

Potrei spiegargli cos’è Charlie Hebdo, cos’è la satira. Ma a quel punto dovrei entrare nello specifico della politica, e in quelle finezze ciniche da grandi che si punzecchiano tra di loro, quelle sottigliezze intellettualmente troppo avanti di cui solo gli adulti sono capaci, a volte centrando gli obbiettivi, a volte cadendo del cattivo gusto.

Vi confesso che mi sono presa qualche secondo per rispondere, elaborando mentalmente tutte queste informazioni e cercando di filtrare quelle che più sarebbero state alla sua portata. Ho cercato anche di tener conto del delicato momento storico che stiamo vivendo e che probabilmente i fatti di questi giorni e quelli che li seguiranno si insinueranno nella memoria di mio figlio per sempre, contribuendo a forgiare l’uomo che un giorno diventerà. Una grossa responsabilità, che non potevo liquidare con due parole improvvisate.

“Ascolta tesoro, quello che è successo ieri, è una cosa brutta. Delle persone hanno tolto la vita ad altre persone. E questo è un male a prescindere. Quello che senti in tv, e cioè che agiscono in nome di una religione, è solo una loro verità. Queste persone non fanno che nascondersi dietro dei pretesti per compiere azioni sbagliate.

Purtroppo non tutti riescono ad essere sensibili rispetto al fatto che la libertà di pensiero, di parola e di azione (sempre che non si nuoccia nessuno), e c’è sempre qualcuno che vuole imporre, anche con la forza le proprie idee. Tu non devi lasciarti mai intimorire da questo, porta avanti sempre i tuoi ideali e i tuoi valori, difendendoli con forza e senza calpestare nessuno.

Charlie Hebdo era un giornale, e le persone che ci lavoravano sono state uccise da quei due che ritenevano quello stesso giornale un offesa alla propria religione. Ma è evidente che nessun tipo di offesa, in una società civile, può essere punibile con una cosa seria come la morte. Loro l’hanno vista come una sorta di legittima difesa. Una penna contro un Kalashnikov. Tira tu le somme.”

Mio figlio a quel punto ha riflettuto un pochino, e per un attimo una espressione perplessa ha segnato il suo viso, poi mi ha guardato e senza esitazione mi ha detto: “Mamma, alcuni uomini sono cattivi e cercano delle giustificazioni alla loro cattiveria. E vogliono mettere paura a tutti per comandare. Ma non sanno che sarebbe proprio un brutto mondo noioso se tutti fossimo uguali!”.

Possibile che a otto anni un bambino arrivi a pensare questo e in giro per il mondo c’è ancora gente che uccide, che si uccide nel nome di qualcosa che praticamente non potrà mai realizzarsi!?

I governi, ora, hanno una grossa responsabilità e come noi genitori, sono responsabili in larga parte con le loro azioni e decisioni del futuro dei loro figli, e cioè noi. Speriamo bene che siano all’altezza…

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