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Essere mamme… in Svezia! La storia di Lisa

Avete mai pensato di trasferirvi in un paese nordico, per amore o per lavoro? E magari di dare vita alla vostra famiglia in un paese che non sia l’Italia? Come sarebbe, abitare lontano dalle famiglie d’origine? Leggete la storia di Lisa, italiana di 33 anni – mamma di una bambina di quasi 2 anni e in attesa del secondo figlio – che da diversi anni vive e lavora a Stoccolma.

Parlaci di te: chi sei, cosa fai, dove lavori…
Mi chiamo Lisa e ho 33 anni. Sono un’insegnante Montessori in una scuola materna nel nord di Stoccolma e vivo con la mia famiglia nel sud di Stoccolma. In questo momento sono ancora in maternità della mia primogenita, che a marzo farà 2 anni.

Da quanto tempo vivi in Svezia? In quale città? Come ci sei arrivata?
Vivo qui da poco piú di sette anni: ho sempre vissuto a Stoccolma e periferia.
Sono venuta in Svezia con un progetto di volontariato sostenuto dalla Commisione Europea (SVE, servizio volontario europeo). L’idea iniziale era di venire qui in Svezia per vedere come funzionava il sistema educativo e sociale, per poi poter tornare in Italia e lavorare come educatore professionale con un bagaglio esperienziale più forte. Una volta arrivata qui non c’è voluto molto tempo a capire che questa era la mia nuova casa, che anche se fossi tornata in Italia sarebbe stato impossibile lottare e cambiare lo stato socioeducativo italiano. Qui bambini e giovani hanno molte più opportunità e per la prima volta mi sono trovata a pensare di voler mettere le radici e, perché no?, avere una mia famiglia.
Dopo il periodo di volontariato in un centro giovani e lo studio della lingua svedese, ho passato un anno lavorando in una produzione di insalate e panini finchèé non sono riuscita a trovare un lavoro in una scuola materna. Ho poi lavorato anche in un asilo nido, dove ho deciso di studiare il metodo Montessori: è così che sono diventata un’insegnante Montessori per la fascia d’età 3-6 anni.

Come si vivono qui la maternità e il parto?
Qui la maternità non è un problema, la gravidanza non è una malattia. Una maestra non va in maternità anticipata solo perché è una maestra: ci va solo se ce n’è veramente bisogno, non ci sono mestieri che impongono di stare nove mesi a casa. Se la gravidanza presenta dei problemi si cerca prima un cambio di posizione all’interno dello stesso posto di lavoro. Se non è possibile o se i problemi non scompaiono, allora la mamma viene messa a casa.
All’ospedale non sono ammessi i parenti, è un momento privato. Durante il parto è possible avere con sé due persone. Una volta partorito, alla mamma e al papà viene offerta una colazione, un vassoio con bandiera svedese, caffè, panino e succo di frutta, poi vengono trasferiti in una camera in un reparto che assomiglia piú ad un hotel, camera doppia, una cucina con sala pranzo. Qui la famiglia è invitata a restare per quanto tempo desidera. Per chi ha partorito per la prima volta, viene consigliato di rimanere almeno una notte o due, ma chi è al secondo o terzo parto può anche fermarsi solo 6 ore.
Per tutto il tempo che si rimane in ospedale è permessa la sola visita dei figli, diventati fratelli e sorelle maggiori.
I primi momenti con il neonato sono riservati al nucleo familiare per conoscersi. Amici e parenti aspettano spesso almeno 15 giorni o un mese prima di visitare il neonato, proprio per aiutare la famiglia a trovare un nuovo equilibrio. Nonni e zii ovviamente sono benvenuti anche prima, ma non c’è certo il via vai che siamo soliti vedere in Italia.
Questo ha i suoi pro e contro: la famiglia ha più privacy, può dedicarsi completamente a far funzionare l’allattamento e la nuove routine, non c’è bisogno di mettere tutto in ordine, di farsi trovare al meglio da chi viene a visitarti, ma al tempo stesso si perde un po´ il contatto con il mondo esterno, con l’intera famiglia, vengono a mancare quell’aiuto che permette alla mamma di potersi fare una doccia in tranquillità o anche prendersi una pausa.

La famiglia: in Svezia ci sono facilitazioni, servizi o contributi diversi rispetto all’Italia?
Il concetto di famiglia è diverso da quello italiano: lo Stato non presuppone che sia la famiglia a dover prendersi cura dell’individuo, ma proprio lo Stato. I bambini sono coloro che hanno più diritti. Affinché ogni bambino abbia le stesse possibilità, viene offerta l’assistenza sanitaria gratuita, dentista compreso. Ogni bambino ha diritto ad un posto all’asilo nido e alla scuola materna. Fino al compimento di un anno il bambino ha diritto a stare a casa con la sua famiglia. Tutti questi diritti non sono solo proclamati, ma garantiti con manovre finanziare. Nessun bambino rimane a casa perché non ci sono abbastanza asili nidi, il Comune ha l’obbligo di aprine di nuovi se c’è richiesta. Ad ogni famiglia viene dato un contributo mensile per il figlio fino all’età di 16 anni: da quel momento, il contributo viene dato direttamente all’adolescente come aiuto allo studio, qualora il ragazzo decida di studiare.
Un altro servizio che credo sia stato importantissimo per me è la ludoteca comunale, aperta a tutti, senza bisogno di pagare un contributo. Questo servizio è aperto ai bambini da 0 a 6 anni accompagnati dai genitori, un modo per conoscere altri genitori che vivono nella zona, scambiarsi esperienze e consigli, nonché avere consigli dal personale e seguire lo sviluppo del bambino attraverso le attività proposte, come il momento del cerchio, con canti e balli, o il corso di massaggio del bebè.
Non sono a conoscenza di altri contributi, dato che non ne ho avuto bisogno.

La maternità: che tipo di sostegno viene offerto alle mamme in attesa, come te, dal Governo e a livello sanitario? Pre-parto, post-parto, consultori, maternità obbligatoria/facoltativa…
Le mamme sono seguite a livello sanitario secondo un programma totalmente gratuito. Secondo il programma base, la gravidanza viene seguita da un’ostetrica. E’ prevista una sola ecografia tra la 18esima e la 20esima settimana, a meno che la mamma non richieda il “duo test” se non previsto per l’etá (35 anni). Dalla 20esima settimana l’ostetrica segue il procedimento della gravidanza attraverso l’ascolto del battito cardiaco, la crescita del pancione, prove del sangue per verificare il ferro e lo zucchero, nonché la presenza di proteine nelle urine. Se attraverso questi test non si presenta alcun problema viene effettuata una ulteriore ecografia alla 41esima settimana per decidere se e quando sia importante indurre il parto, sempre che il bambino non sia già nato. Il ginecologo viene incontrato solo se ci sono dei problemi. È possible andare privatamente a farsi visitare o a fare ulteriori ecografie, ma non è una pratica molto diffusa. È inoltre possibile richiedere un’ecografia intorno alla ottava-nona settimana per stabilire se una gravidanza sia in corso o no, qualora la mamma abbia avuto precedenti aborti spontanei.
Dopo il parto per una settimana sia mamma che bambino sono seguiti dall’ospedale, poi il bambino entra nel programma dell’assistenza sanitaria riservata ai piccoli, che prevede incontri con un’infermiera specializzata per il controllo del peso, della lunghezza, vaccinazioni. Previsti anche l’incontro con medici specializzati che verificano lo sviluppo del bambino. Le infermiere organizzano anche incontri per famiglie con bambini nati più o meno nello stesso periodo, affrontando alcuni argomenti relativi allo sviluppo del bambino.
Parlare di maternità qui significa anche parlare dei papà: qui i papà hanno l’obbligo di prendere 10 giorni alla nascita del bambino, rimanendo cosí a casa dal lavoro per almeno 15 giorni. Questi giorni sono esclusi dal conteggio della maternità/paternità.
La “genitorialitá” (come la chiamano qui invece di “maternitá”) viene pagata in 480 giorni (circa 16 mesi) per bambino, corrispondenti all’80 % dello stipendio.
Ogni genitore ha 240 giorni di cui 60 non possono essere ceduti. I giorni possono essere usufruiti fino al compimento dei 12 anni. Durante il primo anno di vita del bambino i genitori hanno diritto a stare a casa anche senza prendere un solo giorno di genitorialità, sempre che se lo possano permettere: per esempio, risparmiando i giorni del primo anno e rinunciando mio marito ai suoi giorni, io sono riuscita a stare a casa per due anni. La pratica più diffusa è comunque una equa divisione della genitorialità, in cui papà e mamma stanno a casa con il bambino per un minimo di 6 mesi per volta: spesso la mamma resta a casa nel primo periodo dell’allattamento e dopo lo svezzamento è il momento del papà di stare a casa con il bambino. Quando il bambino è ammalato, invece, ci sono altri giorni dedicati alla cura, conteggiati all’80% dello stipendio del genitore.

In casa vostra si parlano 2, 3, 4 lingue…? Qual è il vostro approccio relativamente al multilinguismo con tua figlia e con il piccolo che deve nascere? Quand’è che ti capita di utilizzare l’italiano e quando l’inglese, con tua figlia? In quali contesti…? L’italiano per le coccole… l’inglese per cosa?
Dato che i bambini fino a 6 anni possono imparare senza fatica fino a 6 lingue, purché parlate da un madrelingua, io parlo con mia figlia solo italiano, mio marito parla pastho, e quando parliamo tra di noi parliamo in svedese. Io leggo spesso, abbiamo sia libri in italiano che in svedese, ma anche in arabo ed inglese su argomenti riguardanti la religione. Dato che i bambini hanno molta più facilità di apprendere attraverso canzoncine e rime, anche quelle non mancano.
Quando siamo in presenza di qualcuno che parla svedese parlo svedese con mia figlia, ma spesso ripeto lo stesso anche in italiano: il pensiero di fondo è che la bambina impari il rispetto degli altri e non usi l’italiano o altre lingue per escludere chi non capisce.
In svezia la lingua di film e televisione è la lingua originale, quindi oltre allo studio dell’inglese a scuola, lo imparerà anche attraverso la televisione. È sorprendente come qui tutti sappiano l’inglese, anziani compresi, proprio perché la televisione e i film sono in lingua originale. ¨

Le mamme italiane non fanno che parlare di allattamento al seno, svezzamento e capricci. Quali sono i temi delle mamme svedesi? E’ facile fare gruppo tra mamme in Svezia?

Qui si parla molto di sonno notturno, inserimento all’asilo, relazione di parità con il papà, ovviamente parto e allattamento sono uno dei primi argomenti per le neomamme, ma anche com’è cambiata la vita con l’arrivo del secondo figlio.
Grazie sia al gruppo di mamme del servizio sanitario che alla ludoteca è molto facile incontrare altre mamme, e ora che la prima maternità è quasi a fine e che i bambini hanno iniziato l’asilo, sento quasi una sentimento di nostalgia, perché purtroppo questi contatti che per ora sono stati importanti nella vita mia figlia piano piano spariranno, non andando nella stessa scuola, anche se sicuramente saranno riempiti da nuovi contatti… ma è comunque un periodo della loro vita che si conclude. Credo che lei sia stata davvero fortunata a passare tutto questo tempo a casa con me, con la possibilità di incontrare altri bambini, giocare alla ludoteca, ma avendo sempre la mia figura di riferimento. Per non parlare di quanto io sia stata fortunata nel potermi godere tutto questo tempo con lei.

Altro tema tipico delle mamme italiane: la pioggia, il freddo… e copriti bene che ti ammali… Come si vivono questi temi in un paese decisamente più freddo rispetto all’Italia?
Qui c’é un proverbio, molto caro a chi è stato scout, come me (e come la giornalista che ha fatto l’intervista, ndr), “non esiste buono o cattivo tempo, solo buoni o cattivi vestiti”. Qui ci si veste in base alla temperature esterne, tutti hanno il controllo del meteo, sanno esattamente se pioverà o no, se è tempo da neve e soprattutto quanti gradi ci sono fuori. A meno che le temperature non scendano a -10 si esce comunque: mi ricordo ancora che al primo controllo della bambina ho attraversato una tempesta di neve. Spesso devo ricordarmi come pensano gli svedesi: la vocina interna italiana mi direbbe spesso di non uscire. Qui si dice che é importante portare fuori I bambini perché non si ammalino, perché imparino la differenza tra giorno e notte. I bambini dormono spesso in passeggino, fuori in giardino, anche all’asilo nido.

I bambini finlandesi dormono in una scatola donata dal Governo, a quello che si sa e si legge online: succede anche in Svezia?
Purtroppo no.

Quanto ti senti svedese? Sogni o progetti di cambiare paese, di tornare in Italia? Ti trovi bene e consiglieresti la Svezia per mettere su famiglia?
Piano piano sto cominciando a pensare come una svedese, per esempio appena esce fuori il sole cambio subito i miei programmi per uscire, perché non c’è niente di meglio di un po’ di vitamina D!
Da quando sono rimasta incinta del secondo figlio abbiamo parlato molto di tornare in Italia, ma purtroppo l’assitenza, la maternità, le possibilità offerte ai bambini, ai genitori hanno un peso troppo grande anche se la mancanza della famiglia e degli amici italiani è forte. La Svezia sembra un paradiso, ma quello che trasferendosi qui si sacrifica è molto.

2 interazioni con “Essere mamme… in Svezia! La storia di Lisa”

  1. Buon giorno…l articolo apre le speranze a chi come me (educatrice asilo nido) è sempre alla ricerca di innovazione. Chiedo cortesemente di avere la possibilità di un contatto per avere maggiori informazioni al riguardo.grazie

  2. Scusate ma ho un problema legato alla Svezia e avrei proprio bisogno di aiuto. Una mia amica trasferita da poco nella città di Taby a nord di Stoccolma mi ha chiesto di inviarle dei biscottini per lo svezzamento oltre 4 mesi da mettere nel biberon. La cosa mi sembra assurda in quanto non penso proprio che non ve ne siano in qualche supermercato. Potreste aiutarmi? ringrazio tutti

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