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La febbre puerperale: un sintomo importante

Il puerperio è il periodo successivo al parto. Le prime due ore in particolare si chiamano post-parto, e durante queste la donna è tenuta in stretta osservazione, con il controllo dei i suoi parametri vitali, verificando che non ci siano eccessive perdite di sangue e che l’utero sia contratto. La contrazione uterina dopo il parto è fondamentale per il processo di emostasi meccanica, cioè per interrompere le perdite ematiche nel sito di distacco della placenta, ed una buona contrazione è indice che nell’utero non sono rimasti annessi placentari residui.

Un segnale da non sottovalutare a 5 ore dal parto o a distanza di pochi giorni è un rialzo termico che viene chiamato febbre puerperale. Questo rialzo infatti, accompagnato da brividi, utero dolorante, cefalea, malessere generalizzato può essere la spia di una infezione delle mucose dell’apparato genitale.

L’infezione può essere localizzata a vari livelli, frequentemente interessa i punti di sutura o lacerazioni interne non suturate che cominciano ad essere dolenti, visibilmente edematose e purulente, con lochiazioni (perdite vaginali) maleodoranti.

Le complicanze più temibili riguardano una espansione di una infezione locale non diagnosticata e non trattata con antibiotico-terapia. In queste evenienze può presentarsi una endometrite (infezione dell’utero), una salpingite (infezione delle tube), una pielonefrite (infezione dell’apparato urinario) o una setticemia (infezione del sangue) solitamente accompagnate da una febbre puerperale superiore ai 38° e dolori intensi.

Le infezioni localizzate sono causate principalmente dalle errate manovre mediche-ostetriche: visite vaginali frequenti a membrane rotte, rottura intempestiva delle membrane non coperta tempestivamente da antibiotico-terapia, introduzione di forcipi e ventose, cateteri e amniotomie per l’induzione del parto, senza il rispetto delle dovute norme di sterilità, lacerazioni interne non suturate.

Oppure la febbre può essere causata da un ingorgo mammario o da una mastite puerperale, se i seni sono rossi e dolenti o da una errata disinfezione della sutura dopo taglio cesareo. Più raramente e con conseguenze più gravi, le infezioni sono causate dalla ritenzione di materiale placentare in utero. La diagnosi in questi ultimi casi va oltre la normale ispezione e necessita di una ecografia transvaginale.

Fin tanto che avviene nei giorni di ricovero ospedaliero l’infezione viene per tempo diagnosticata e trattata, ma se i sintomi dell’infezione dovessero comparire dopo le dimissioni dall’ospedale, è necessario consultare tempestivamente il proprio medico. Non è necessario interrompere l’allattamento, si può tranquillamente utilizzare una tiralatte perché non c’è alcun pericolo di contagio infettivo per il neonato.

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