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La bambina più bella del mondo: una riflessione

Quante volte mio marito dice a nostra figlia “Sei la più bella del mondo!”. E’ il tono amoroso e dolce di un babbo alla sua primogenita e comunque al suo tesoro più grande. Penso che ogni genitore veda nel suo bambino l’essere più speciale e meraviglioso del pianeta. Eppure il titolo di “bambina più bella del mondo” esiste davvero… E’ stato assegnato dai media del web ad una baby-modella russa, Kristina Pimenova, avviata e lanciata nella carriera della moda dalla madre, la ex modella Glikeriya Shirokova.

E in effetti, guardatela. Chi parla di bambina più bella del mondo forse non esagera: occhi celeste ghiaccio, eppure espressione calda e amichevole; capelli biondi naturali, di quel biondo che a cercarlo in una tinta non si saprebbe dove trovarlo; sorriso angelico. Chi lo sa, forse è davvero la bambina più bella del mondo, questa piccina che a 9 anni ha già lavorato, tra l’altro, per Vogue Bambini, Roberto Cavalli, Dolce&Gabbana e Benetton. Il mondo social di Kristina viene curato a tempo pieno, con successo, dalla madre Glikeriya. I suoi fan su facebook sono oltre 2 milioni.

Il suo ingresso nel mondo della moda è stato, a detta della mamma, “naturale”, in quanto la piccola ha sempre seguito sua madre sui set dei servizi e delle sfilate in programma. Fotografi e colleghi hanno notato la bellezza impressionante e la dolcezza della piccola Kristina che, possiamo immaginare, ha appreso il linguaggio della moda contemporaneamente a tanti altri aspetti della crescita che i bambini imparano senza bisogno che vengano loro insegnati specificatamente. Un po’ come la parola o il movimento.

Come spesso accade, si tratta anche di variabili quali il tempo e la “geografia” che, spesso, combinati insieme, equivalgono a creare la nostra vita e il nostro futuro: può darsi che una bambina più bella di Kristina esista in qualche paese sottosviluppato o dove il digital divide impedisce a sua madre di crescerla come una modella in erba. Kristina ha una mamma ex-modella, che conosce il mondo delle passerelle e dei media e sa utilizzarli per i suoi obiettivi.

Guardando le foto di Kristina Pimenova in giro per il web, con gli occhi di una mamma, credo che vengano naturali alcuni pensieri contrastanti.
La sensazione che sento più forte su tutte è una grande tenerezza nei confronti di Kristina: una bambina che, come tante, viene educata per diventare “campionessa”. Nel suo caso si tratta di sfondare nella moda, ma quanti sono i genitori che affrontano, per esempio, lo sport con questo stesso approccio? Con competizione, con foga, con il desiderio che i figli si facciano fin da subito un nome, una carriera, trovino uno spazio di vittoria insomma? Ho l’impressione che siano molti.

Personalmente non credo che potrei educare mia figlia con l’obiettivo dichiarato di farla diventare una modella planetaria – o una campioncina di nuoto, pallavolo, una grande scrittrice – perché proprio per carattere non sono combattiva o competitiva su quello che riguarda me stessa. Come potrei esserlo sulla vita di un’altra persona? Su quella di mia figlia?

Certo, il rovescio di questo pensiero è che l’arte di educare, in un mondo ideale, dovrebbe proprio essere quell’insieme di insegnamenti diretti e indiretti volti a “tirare fuori”, dal latino “educere”, i talenti e le potenzialità di una persona. Quello che fa la mamma di Kristina, la promozione della figlia come modella, fino a che punto è uno stimolo alle potenzialità della bambina e in che misura si tratta invece di un desiderio di autorappresentazione, di “propria vittoria” e soddisfazione? E’ un modo per consentire alla bambina di esprimere il suo potenziale o una via affinché Kristina abbia una vita semplice, ricca, “bella”, in senso forse frivolo?

Può darsi che il posto di Kristina nel mondo debba essere quello della moda, delle sfilate, della bellezza e non posso pensare che sua madre faccia la manager della baby-modella senza nutrire per lei un autentico senso di amore materno. Forse Kristina sarebbe diventata una modella anche spontaneamente, esprimendo con la sua voce la volontà di lavorare nella moda. D’altro canto mi chiedo che senso abbia esporre una bambina così piccola agli occhi di milioni di persone, ai commenti quasi pedofili di tanti uomini che ne apprezzano le fattezze ovviamente ancora acerbe e agli sguardi di tante madri in difficoltà che vorrebbero avere, magari, solo una figlia normodotata.

Essere belli certamente non è una colpa, ma fino a che punto è giusto ostentare questa ricchezza fisica? La parola passa ore a voi, lettrici e lettori di Passione Mamma.it.

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