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Congedi di Maternità: tutti i diritti delle lavoratrici

Il decreto legislativo 151 del 2001 è il testo unico che disciplina le disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, successivamente aggiornato e integrato dalla legge N°92 del 28/06/2012. Cercheremo brevemente di riassumerne i punti salienti e i diritti delle donne lavoratrici che diventano madri.

Congedo di maternità: si tratta dell’astensione obbligatoria dal lavoro, retribuita dall’INPS con un’indennità pari all’80% dello stipendio. Hanno diritto all’astensione dal lavoro tutte le lavoratrici dipendenti o autonome che stanno per diventare madri naturali o adottive, che versino i contribuiti INPS (a prescindere dal tipo di contratto). In gravidanza sono dovuti 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo la nascita. La gravidanza va comunicata quanto prima al datore di lavoro e comunque non oltre 180 g prima della data presunta del parto.

Ne hanno diritto anche le donne che interrompono la gravidanza dopo il 6 mese per morte fetale o aborto terapeutico. In caso di parto pretermine si può usufruire dopo il parto dei giorni non goduti in gravidanza.

Estensione del congedo di maternità: è possibili estendere, anticipare o posticipare questo periodo di congedo. Posticiparlo se la donna sceglie di lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza. In tal caso avrà 4 mesi dopo il parto. Anticiparlo invece è possibile in caso di gravidanza a rischio certificata dal ginecologo o nel caso in cui il tipo di lavoro nella fattispecie lo richieda, in quanto espone la donna a condizioni ambientali a rischio.

In caso di gravidanza a rischio la donna deve informare tempestivamente il datore di lavoro del suo stato di gravidanza e presentare la domanda (scaricabarile da internet) alla Direzione Territoriale del Lavoro della provincia di residenza, allegata di certificato medico pubblico o privato.

In caso di certificato privato verrà richiesta dall’INPS una ulteriore visita medica presso l’Asl di competenza che attestesterà la veridicità della certificazione.L’aumento della medicalizzazione al parto negli ultimi anni ha provocato anche un aumento di queste certificazioni, spesso in situazioni in cui non sono indispensabili come documentato dai dati ISTAT.

Se invece ci sono condizioni ambientali di lavoro sfavorevoli e non è possibile assegnare alla lavoratrice un altro tipo di mansione, tutto l’iter del congedo viene attivato dal datore di lavoro che deve essere tempestivamente informato della gravidanza.

Il Congedo Parenterale: è la possibilità di astenersi dal lavoro per 6 mesi dopo il congedo di maternità fino agli 8 anni di vita del bambino. Ne ha diritto anche il padre lavoratore e i genitori possono scegliere di usufruire insieme per un periodo cumulativo di 10 mesi, consecutivi o frazionati.

La domanda va inviata all’INPS e comunicata al datore di lavoro con 15 giorni di preavviso. L’indennità è pari al 30% dello stipendio se si usufruisce del congedo parentale fino ai 3 anni di età del bambino, mentre non è prevista alcuna indennità se si prende il congedo dai 3 agli 8 anni di età del bambino.

I riposi giornalieri: alla ripresa dell’attività lavorativa alla donna spettano 2 ore al giorno di pausa se lavora per più di 6 ore, un ora sola se lavora meno di 6. Le ore di riposo possono variare se sul posto di lavoro è presente un asilo per i figli delle dipendenti.

I Congedi per malattia del figlio: fino a tre anni di età entrambi i genitori possono astenersi dal lavoro senza limiti di tempo previa certificazione medica che attesti la malattia. Dai 3 ai 5 anni di età sono concessi 5 giorni all’anno per malattia del figlio. per queste assenze non è prevista nessuna indennità.

Il congedo straordinario: viene concessa l’astensione per 2 anni complessivi di tutta la vita lavorativa in caso di figlio affetto da sindrome di Down o altro grave handicap. L’indennità è pari allo stipendio dell’ultimo mese di attività prima del congedo.

N.B. tutti i congedi vanno richiesti al datore di lavoro nei tempi prestabiliti (almeno 180 giorni prima della data presunta del parto quello di maternità e 15 giorni di preavviso per i congedi facoltativi) e al datore va consegnata anche una copia della domanda inviata all’Inps. Le domande da inviare all’Ines sono scaricabarili tra la modulistica del sito. La legge italiana vieta ai datori di lavoro il licenziamento delle donne incinte. SE avete subito un licenziamento ingiusto questo può essere impugnato entro 60 giorni presso un sindacato o uno studio legale.

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