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Zecchino d’oro: tradizione o noia?

E’ iniziato ieri il famoso programma di canzoni per bambini, sempre in diretta dall’Antoniano di Bologna, giunto quest’anno alla sua 57esima edizione. Tutti i pomeriggi fino a sabato in onda in diretta tutta i pomeriggi su Rai1 e anche su RaiYoyo in orario più serale (alle 20).

Ma ero solo io che da bambina lo aspettavo ogni anno con ansia? E non vedevo l’ora di arrivare all’ultimo giorno conoscendo tutte le canzoni a memoria? Mi ricordo le incursioni di Topo Gigio (che purtroppo non c’è in questi ultimi anni) e tante canzoni che ancora oggi canticchio. Ma i bambini d’oggi guardano e ascoltano ancora lo Zecchino d’Oro in tv?

Mi ponevano ieri questa domanda alcune amiche: in maniera un po’ polemica, o forse solo per prendermi in giro, perché io alla mia età lo guardo ancora? ;)

Ieri infatti l’ho trovato per caso in tv e comunque un po’ mi ha incantato, nonostante le stonature dei bambini: ma non sono carini anche così i giovani cantanti italiani e stranieri dello Zecchino? Così come sono famosi per le loro storpiature dell’italiano i cantanti stranieri, che si destreggiano sempre con difficoltà col testo italiano delle loro canzoni.

Ho apprezzato molto l’esecuzione dal vivo con orchestra delle canzoni. Non più le basi registrate che ricordavo ai miei tempi ma tutto dal vivo: voce, come sempre, del solista e del piccolo Coro dell’Antoniano, veri professionisti dell’esecuzione per voce e anche mimica facciale; e musica dal vivo, con circa 10 musicisti professionisti.

Un’amica mamma mi racconta per consolarmi forse degli sfottò delle altre amiche che vi dicevo sopra, che il suo bambino l’anno scorso a poco più di 2 anni guardava lo Zecchino ed ha imparato anche delle parole nuove grazie alle canzoni in gara.

Io imparavo parole nuove leggendo Topolino e i fumetti, ma sicuramente le canzoni non funzionano in maniera meno pedagogica come raccontavano qualche giorno fa: aiutano la memoria e la concentrazione. Anche se a volte i bambini dello Zecchino in tv, per l’emozione, si mangiano le parole delle canzoni, e diventa difficile decifrarle. ;)

Anche questo notavo guardandolo ieri pomeriggio, oltre a farmi deliziare dai vestitini da bon ton dei bambini, dall’imbarazzo dei presentatori nel parlare coi bambini, che sono sempre più avanti degli adulti 1000 anni (ricordo ancora con tenerezze certe figuracce fatte da Ciro Tortorella quando parlava coi bambini ai sui tempi) e la bravura degli operatori Rai che scovano sempre espressioni buffe o curiose dei bambini tra il pubblico e nel resto dello studio.

L’archivio storico delle canzoni dello Zecchino – più di 370 canzoni dalla prima edizione ad oggi – racconta la storia dell’Italia, proprio come le canzoni di Sanremo: il cambio di costumi, abitudini, l’evoluzioni dei giochi per bambini, come sono cambiate le famiglie italiane dal 1959 (prima edizione delle Zecchino d’Oro) ad oggi, ma anche com’è cambiata la scuola, i bambini stessi e il mondo intero intorno a loro.

Quando Cino Tortorella, già presentatore Rai dal 1957 come Mago Zurlì, ideò il programma lo penso proprio come una specie di Festival di Sanremo dei Piccoli e ci sembra che sia riuscito a renderlo sempreverde, nonostante tutto, proprio come il Festival omonimo.

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