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Rooming-in: tutto quello da sapere

Lasciare mamma e figlio nella stessa stanza subito dopo la nascita e per tutti i giorni (e notti) di degenza in ospedale prende il nome di rooming-in. Si tratta di una pratica ormai consolidata in gran parte degli ospedali italiani, che ha lo scopo di restituire all’evento nascita la sua fisiologica naturalità. In questo articolo vedremo meglio come viene attuato e quali sono i suoi vantaggi e svantaggi.

Una volta i bambini nati in ospedale trascorrevano i primi giorni di vita nella nursery, affidati alle cure delle puericultrici e le mamme stavano con il proprio neonato solo in precisi momenti della giornata e per una mezz’ora circa. Questa pratica si è diffusa in Italia a partire dagli Anni Sessanta, e oggi è stata ormai superata a favore del rooming-in.

Negli ospedali dove si pratica il rooming-in, il neonato viene lasciato da subito insieme alla mamma, in una culla posta accanto al suo letto. Numerosi studi hanno infatti evidenziato quanto la vicinanza con il proprio bimbo sia requisito indispensabile per avviare il bonding, ovvero l’instaurarsi di un legame profondo e del tutto naturale tra bambino e mamma.

I vantaggi del rooming-in sono molteplici, sia per il bambino che per la mamma. Il piccolo infatti impara a riconoscere fin da subito la propria madre, e questo gli permette un miglior adattamento alla vita fuori dal pancione. Per quanto riguarda la mamma la pratica del rooming-in favorisce l’innamoramento per il suo bambino e ha un effetto stabilizzante sul suo umore, evitando la comparsa della depressione post-partum.

Tuttavia il rooming-in può comportare anche qualche svantaggio. Se la neo mamma è stata provata da una gravidanza o un parto difficile, dovrà recuperare le forze e perciò avrà bisogno di personale specializzato che si occupi di lei e del suo bambino. Inoltre, negli ospedali dove si pratica il rooming-in deve essere garantito un ambiente sereno e tranquillo, altrimenti il bambino verrà disturbato in continuazione e il risultato sarà solo stress e confusione per entrambi.

Avendo partorito in un ospedale dove veniva praticato il rooming-in, posso dire che tenere accanto a me il mio bambino senza vincoli di orario è stato molto piacevole. Tuttavia, soprattutto per il giorno successivo a quello del parto, dove ero particolarmente provata, l’assistenza del personale specializzato al mio bambino anche durante le ore notturne è stata fondamentale per una mia rapida ripresa.

Credo che debba essere la neo mamma a decidere se praticare o meno il rooming-in, in base al proprio stato di salute. Dopotutto la neo mamma rimane in ospedale generalmente 3 giorni e il suo obiettivo principale deve essere quello di riprendersi al meglio in vista del suo rientro a casa con il piccolo!

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