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Mamma chiocchia o mamma indipendente? Due storie a confronto

In questi giorni a Milano ho rivisto della care amiche quasi coetanee tra loro (anche se non si conoscono) diventate mamme ambedue. Due diversi maniere di essere mamme. Ora ve li racconto.

Teresa ha due bambini con poca differenza l’uno dall’altro, vuole tre figli e per scelta i primi due li ha avuti con soli 18 mesi di differenza. Si può definire una mamma chioccia: una che si preoccupa di tutti gli stati emotivi dei propri bambini, delle conseguenze di ogni gioco, di ogni emozione.

Non si litiga col marito davanti ai bambini, se il bambino non fa la cacca per qualche giorno è perché forse gli è successo qualcosa e iniziano le indagini e i tentativi di comprensione.

Essendo anche educatrice professionista – ora in aspettativa, proprio per stare vicino ai suoi bambini – ha anche gli strumenti e le conoscenze adatte per capire meglio i propri bambini.

Legge continuamente libri di pedagogia, compra libri sui giochi educativi, controlla severamente l’educazione e i comportamenti del proprio bambino con gli altri, si pone mille domande su come la sua famiglia sarà vista dall’esterno, dalla società, oggi e domani, anche in base a come si muove lei nel farla crescere.

Il primo bambino va all’asilo nido da quest’anno, l’altro ha 6 mesi. Questo tipo di progetto familiare è totalmente condiviso con suo marito: lei sta a casa in questi anni per dedicarsi ai bambini e ai loro primi anni di vita, e lui lavora cercando di essere comunque un padre presente.

In questo quadro che sembra perfetto, non vi dico i piccoli problemi che mi ha raccontato: marito che si sente trascurato, sottovalutato, coppia che sta poco insieme perché sempre coi bambini, pochi sorrisi tra di loro e tanti ai bambini, ecc…

Adriana ha un bimbo di un anno e lavora ora a tempo pieno, come il compagno. Il bambino va all’asilo, all’uscita va a prenderlo la tata fino a quando lei non torna da lavoro. Mi ha raccontato che è un bimbo tranquillo la sera quando tornano a casa lei e il suo compagno, che tutto va bene, mi ha detto semplicemente: “Adesso deve crescere e diventare grande”.

E una persona pratica, ma dolce e molto affettuosa che crede nella vita di coppia e ha voluto molto questo bambino. Mi ha spiegato che preferisce avere la tata per poche ore al pomeriggio, che lasciare suo figlio alla nonna perché non vuole stancarla troppo: ha rispetto per una mamma di 70 anni che ha lavorato tutta una vita.

Anche lei e sua sorella sono cresciute così: con tate e nonni, mentre i genitori lavoravano per le proprie prestigiose carriere. Sa che volendo lavorare, il suo stipendio va via solo per pagare asilo e tata del figlio.

Senza voler giudicare o dare consigli, non mi permetterei mai, ho solo voluto descrivere brevemente queste diverse/opposte visioni della figura materna. La prima si fa mille domande, la seconda vive un tranquillo tran tran da mamma lavoratrice? Forse non è così: sicuramente anche la seconda si fa mille domande, e la prima vorrebbe a volte tornare al lavoro subito e avere una vita e tempi più suoi, non solo di mamma.

Decenni di mamme casalinghe hanno creato mamme frustate e non realizzate, ma anche le mamme lavoratrici, come abbiamo detto mille volte, non sono meno frustate e tormentate dai sensi di colpa. A me parlare con loro mi ha aperto mille riflessioni sul ruolo della donna e mamma nella nostra società e su come uno stesso “lavoro” – quello di mamma – si può fare in maniera totalmente diversa. E voi cosa ne pensate?

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