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Giochi e giocattoli violenti per i bambini: le preoccupazioni di una mamma

Le differenze fra i maschietti e le femminucce si notano sin da subito: basta andare ad un parco e mentre le bimbe sono attente a non sporcarsi troppo i vestiti, i bimbi corrono e in modo spericolato si arrampicano sulle giostre. Se non si gioca a calcio, a nascondino o ad acchiapparella, il piccolo uomo si diverte con i suoi amichetti ad imitare i supereroi: c’è quello che urla come Hulk, chi salta volando come Superman e chi lancia finte ragnatele come Spiderman.

Convinti di salvare il mondo, impauriscono le pacate bambine trasformando molto spesso un semplice gioco in qualcosa di più pericoloso, in quanto se i genitori sono distratti, i figli rischiano di farsi male perché è proprio nell’indole maschile non fare dei giochi tranquilli. Insomma se si osservano i piccoli e le piccole, si fa un vero esperimento antropologico, le differenze si notano soprattutto nei giochi violenti dei maschietti, che fra spinte e rincorse fanno palpitare i cuori delle madri.

La televisione non fa altro che propinare immagini poco pacifiche, gli stessi cartoni proposti ad un giovane pubblico maschile sono pieni di scene d’azione. Una volta superata l’età della pacifica Peppa Pig così tanto di moda , la tv offre un intrattenimento infantile pieno di suoni ed immagini rimbombanti, con supereroi pronti a sconfiggere con poteri o armi poco consone mostri feroci. Il bambino vuole identificarsi nel più forte e in modo petulante ripete ai genitori di desiderare una spada laser alla Star Wars oppure i guanti a forma di pugno di Hulk. Così sorge il dilemma comprare questi tipo di giocattoli oppure no?

Anche se si cerca di tutelare il proprio figlio da determinate immagini televisive, è facile che il bambino pur frequentando una scuola privata cattolica, torni a casa riferendo di aver giocato a guerra con i suoi compagni perché le stesse suore fra i balocchi hanno pistole e carri armati. Oltre al modo in cui viene usato un giocattolo violento, è brutto sentir urlare un bambino ad un altro la frase:-ti sparo-, la scuola a volte aiuta, altre volte invece fa in modo che se pur alcuni termini non siano usati in casa, vengano appresi lo stesso.

E’ vero da sempre giochi come -l’ indiano e il cowboy- hanno riempito i pomeriggi degli stessi genitori, ma il problema è che oggi della violenza se ne fa purtroppo un vero ed unico strumento di divertimento. Se non si possiede una spada non si può essere un re ma nemmeno un soldato, così ecco che se si vuol far avvicinare il più tardi possibile il proprio figlio a determinati giochi, è bene cercare di spiegare che ci sono dei giocattoli che se si adoperano devono essere usati con attenzione perché ci si potrebbe far male. Se poi il bambino è ancora piccolo, ma lo stesso è attratto dai giochi dei più grandicelli, a volte si può dire che lo scopo di una pistola è quello di spruzzare l’acqua come quelle usate al mare e che un palloncino a forma di spada è più potente di una in plastica perché più colorata.

Purtroppo il problemino giocattoli violenti si può solo allontanare, ma prima o poi potrà capitare anche un videogioco poco tranquillo fra le mani del bambino e quindi oltre che ad essere degli osservatori vigili, bisogna sempre parlargli e spiegare ogni cosa. All’inizio il piccino non accetterà le motivazioni date dal genitore riguardanti l’uso del determinato oggetto, ma almeno capirà che si tratta di una cosa poco piacevole per gli adulti, poi si spera che con la sua intelligenza capisca cosa è giusto e cosa no, infondo il fatto che giochi con le armi, come hanno fatto quasi tutti i bambini padri compresi, non vuol dire che diverrà un futuro ladro, anzi più probabile che vorrà essere un giusto poliziotto.

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