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Eterologa: poca informazione, pochi ovuli in Italia

Ad aprile la Corte Costituzionale con una sentenza ha deciso che la parte della legge 40 che vieta l’eterologa nei casi di infertilità assoluta è illegittima, quindi è possibile ricorrere a donatori esterni alla coppia sia di ovuli che di spermatozoi. Già ne abbiamo parlato per spiegare modalità di applicazione e ticket previsto da gennaio in Italia, in un altro articolo. Adesso parliamo dei donatori.

Mentre sembra che per gli uomini ci siano meno problemi (è molto più semplice per loro), per le donne in Italia siamo un po’ indietro. Per quale motivo? Come sempre il primo motivo è la mancanza di informazione su questa reintegrata possibilità: non c’è stata nessuna campagna di sensibilizzazione sul tema in Italia, sulla bellezza del gesto del donare un figlio a chi non può averne; né e stato promosso un incentivo economico, anche solo un rimborso spese per la donatrice di ovuli che comunque prima di donare deve fare cure ormonali, spostarsi nei centri che possono accogliere tale donazione e avere tutta una serie di impegni che tolgono tempo e anche denaro.

Queste cose in altri paesi, dove l’eterologa è praticata senza problemi, non succede. Le donatrici, che devono essere anche abbastanza giovani, max 35 anni; in Germania, Spagna, ecc…sono tantissime. Una cultura diversa ha permesso una maggiore consapevolezza dell’aiuto che si può dare a donne con problemi di fertilità.

Un giorno potrebbe servire anche a me” questo è il pensiero che muove molte donne europee a fare questo passo, un dare che potrebbe un giorno essere un ricevere. In fondo le donne producono ogni mese un ovulo, che va disperso se non diventa una gravidanza, durante il ciclo mestruale, perché sprecare questo materiale genetico che potrebbe essere fecondato in vitro e diventare un figlio per una famiglia?

Se non proprio pagate, negli altri paesi sono comunque previsti come dicevamo rimborsi spese e altre agevolazioni. Ma poche lo fanno solo per questo: secondo una ricerca le ragioni economiche sono più forti in paesi come la Russia (52,3%) e la Grecia (39,5%) ma più basse per le francesi e le spagnole.

Poi c’è il problema che forse le donne italiane non vogliono donare i loro ovuli per far procreare coppie omosessuali, dato che questo tipo di fecondazione con donatori esterni viene usata tantissimo specie per le coppie lesbiche. Si sa che anche in questo campo: i diritti per i gay, siamo molto indietro purtroppo nel nostro paese.

Però donare ovuli può essere fatto anche per parenti e amiche che hanno problemi, questo dovrebbe motivare di più le donne italiane e il loro senso della famiglia così radicato nel nostro tradizionale paese. “Dieci anni fa (quando l’eterologa era permessa) erano soprattutto le cugine, le sorelle e, in alcuni casi, le amiche delle pazienti che offrivano i propri ovociti. La solidarietà era quindi circoscritta alla famiglia.” spiega Alessandra Vucetich, dell’European Fertility Center di Milano.

E poi come sempre in Italia c’è la guerra delle cifre che si contraddicono, perché se da una parte si dice che si cercano ovuli, dall’altra parte appena ci fu la sentenza di aprile si disse che «In Italia abbiamo oltre 79mila ovociti congelati…  In sostanza, quando un donna si sottopone a una fecondazione in vitro, le viene chiesto, tramite consenso informato, se voglia donare degli ovuli. Questo garantisce l’anonimato e la gratuità dell’atto» (dati forniti da Antonio Guglielmino, medico direttore dell’Istituto di medicina e Biologia della riproduzione Hera di Catania).

Ma allora dove sono e per chi vengono usati questi ovuli?

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