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La tachicardia in gravidanza: come affrontarla

La tachicardia è uno dei fastidi che in gravidanza accomuna tante donne e il più delle volte non ha un significato patologico. Prima di spiegare come affrontarla, cercheremo di spiegare il meccanismo che regola il cuore e le sue pulsazioni.

Il cuore è uno dei tre organi vitali del nostro organismo. Con la sua azione di contrazione e decontrazione agisce come una pompa, provvedendo al trasporto di sangue in tutti i distretti periferici. La frequenza delle contrazioni non è costante ma può fisiologicamente accelerare (tachicardia) o decelerare (bradicardia).

Il cuore ha un suo ritmo e una sua frequenza. Nell’essere umano adulto il range di normalità è fissato su una frequenza che va tra i 70-80 bpm, mentre nel feto e nel neonato si trova tra i 120-140 BPM.

La tachicardia patologica è l’aumento della frequenza dei BPM (battiti cardiaci per minuto) al di sopra dei 100 bpm a riposo. Le sue cause sono spesso associate alle patologie tiroidee e nell’ipertensione.

Il ritmo del cuore origina da un impulso elettrico prodotto nel nodo seno atriale del cuore stesso, da un gruppo di cellule cardiache chiamate cellule pacemaker. Il mantenimento della frequenza di questo ritmo invece è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo.

L’ipotalamo raccoglie impulsi esterni ed interni e attraverso il rilascio di neurotrasmettitori dal sistema simpatico o parasimpatico invia al cuore segnali di accelerazione o decelerazione a seconda dei bisogni del corpo. Ad esempio la tachicardia postprandiale si instaura perché lo stomaco ha bisogno di una maggiore affluenza di sangue per lavorare alla digestione.

Allo stesso modo durante l’attività fisica la frequenza cardiaca aumenta per garantire un maggior apporto di sangue ai muscoli sottoposti al lavoro extra, e lo setsso vale per l’aumento di peso che si verifica in gravidanza. Gli organi periferici possono avere maggiore bisogno di sangue non solo quando lavorano di più ma talvolta anche a riposo. Se per esempio diminuisce la pressione sanguigna, cioè la velocità del flusso ematico,il cuore aumenterà la sua frequenza per riportare il flusso alla normalità. Si parla in tal caso di tachicardia compensatoria.

Uno dei tanti cambiamenti a cui si va incontro durante la gravidanza è proprio un fisiologico abbassamento della pressione. Una minore pressione infatti garantisce un migliore attecchimento dell’embrione e della placenta in seguito, prevenendone così il distacco.

Pertanto, escludendo altre patologie cardiache o tiroidee, o l’abuso di alcuni farmaci e di caffeina e nicotina, una leggera tachicardia compensatoria associata ad una pressione bassa o ad un po’ di anemia in gravidanza è normale. Come può essere normale anche la tachicardia idiopatica, cioè a sfondo ansioso ad esempio.

L’ansia durante la gravidanza può colpire anche i soggetti meno a rischio. La presa di coscienza di tutti i pericoli (reali o immaginati che siano) da dover affrontare, incrementa la paura e la paura genera tachicardia.

La tachicardia di fronte ad una emozione di paura avviene attraverso un meccanismo fisiologico di conservazione che è innato nell’essere umano e ci consente di fronteggiare i pericoli: si tratta della famosa reazione lotta-fuga, che ha permesso la sopravvivenza ai nostri antenati primitivi.

Alla vista di un pericolo infatti, si scatena in noi la paura. Questa emozione funge da stimolo esterno e agisce sull’Ipotalamo che attiva il sistema nervoso simpatico e comincia a secerne adrenalina e noradrenalina, neurotrasmettitori in grado di provocare tachicardia.

Con l’aumento della frequenza cardiaca ai muscoli arriva una maggiore quantità di sangue e il corpo tutto si prepara ad una reazione lotta- fuga per superare il pericolo. Quindi la paura scatenata da pericoli reali e presenti è un emozione che ha lo scopo di garantire la nostra sopravvivenza.

Il problema della società moderna è che non ci sono belve feroci contro le quali combattere, quindi i pericoli reali sono relativamente pochi. Ma per contro abbiamo sviluppato un’eccessiva coscienza di “quello che potrebbe accadere se”, quindi un aumento delle previsioni dei pericoli ipotetici in situazioni immaginate.

Questo meccanismo nella gravidanza è raddoppiato, perché i pericoli ipotetici riguardano se’ stesse e il proprio bambino. Quindi non è infrequente andare incontro ad episodi di ansia accompagnati da tachicardia.

Se soffrite di una tachicardia a sfondo ansioso la cosa migliore da fare è frequentare dei corsi per apprendere tecniche di training autogeno con le quali potete ricercare uno stato di rilassamento per contrastare l’ansia, o cercare di scaricare le tensioni con una leggera attività fisica.

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