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Rischio teratogeno: ”…così ho dovuto scegliere…”

Dovendolo spiegare, così su due piedi, il rischio teratogeno è la possibilità di malformazioni fetali a seguito dell’assunzione di medicinali, o somministrazione di vaccini, come è successo nel mio caso. Infatti, non sapevo di essere incinta quando mi furono somministrati, per esigenze lavorative, una dose massiccia di vaccino, che comprendeva tetano, morbillo, parotite, rosolia…e chi più ne ha più ne metta. Voglio precisare che prima di questi vaccini, ho fatto, come da prassi, un test di gravidanza sulle urine che risultò stranamente negativo! Forse perché la gravidanza era alle primissime fasi, fatto sta che procedemmo a fare questa serie di punture.

Nel periodo immediatamente successivo la somministrazione di questi vaccini non ci fu alcun ciclo, la cosa non mi preoccupò molto in quanto la attribuii al periodo di forte stress psicofisico che stavo vivendo. Ogni tanto avevo delle piccole perdite ematiche a seguito di doloretti addominali, ma mi spiegavo questo fenomeno come un ciclo mestruale in fase di compimento.

Al secondo mese di ritardo, mi decisi a fare un test più serio, sottoponendomi a un esame del sangue. L’esito fu positivo, ero incinta. In un primo momento non pensai ai vaccini ne ad altro, ero solo contenta, punto. Quando chiamai il ginecologo per effettuare la prima visita telefonicamente mi chiese un po’ di cose, e dalla conversazione telefonica emerse il problema ‘vaccino’.

Il dottore fu quasi categorico, disse che probabilmente non sarei riuscita a portare avanti la gravidanza perché il rischio di malformazioni del mio bambino, esposto a una dose così massiccia di vaccini, sarebbe stato molto elevato. Mi fece capire che probabilmente era anche inutile cercare di portare avanti la gravidanza, e che in questi casi, si procedeva all’interruzione.

Ovviamente la decisione ultima spettava a me, e devo dire che furono giorni difficilissimi. Avevo in grembo un bambino che a detta del medico nella più rosea delle ipotesi sarebbe stato sordomuto o ceco. Le malformazioni potevano interessare diversi organi, potevano essere fatali per lui già dal momento della nascita, o visibili e segnarlo per tutta la vita.

Che decisione difficile per una mamma! Io credo che tutti possono dare consigli in momenti come questi, ma nessuno può comprendere come ci si sente ad essere l’unica persona ad avere nelle mani una decisione tanto importante. Erano tante le domande che mi ponevo. Cosa faccio? E’ giusto ucciderlo adesso? Non è da egoisti sapere di mettere al mondo un individuo che forse soffrirà per tutta la vita? O sono io che non voglio soffrire?

Insomma, trovarsi giovanissima a dover decidere una cosa così importante ha un peso notevole. O almeno per me l’ha avuto. E non capisco quelle persone che con tanta facilità ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza, non so se è menefreghismo, incoscienza o semplicemente si tratta di avere un carattere forte.

Ebbene, io decisi che non mi dovevo arrendere, e comincia a cercare altri pareri in campo medico. E qui mi sono trovata per un attimo spiazzata, perché ogni medico mi dava una interpretazione diversa sebbene la terminologia scientifica e il problema di partenza fosse il medesimo: rischio teratogeno.

Arrivai persino a parlare telefonicamente con un esperto di un ospedale romano, poi addirittura con uno studioso americano. Si può dire che in meno di un mese movimentai il mondo. Alla fine decisi di fare più esami possibili al solo scopo di conoscere le condizioni di salute del mio bambino. E decisi di portare avanti la gravidanza cercando di viverla nel modo più rilassato possibile. Comunque mi preparai a tutto. Mi sentivo pronta ad affrontare qualsiasi cosa, anche grazie al sostegno di amici e parenti che mi erano accanto.

I successivi esami, le ecografie, davano sempre esito positivo e tutto procedeva bene, per fortuna. Mio figlio è nato in anticipo di qualche settimana, grazie al cielo, perfettamente in salute. E pensare che c’è gente che interrompe la gravidanza senza motivo con la stessa facilità con cui berrebbe un bicchier d’acqua.

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