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Pochi nati nel nostro Mezzogiorno: le cause

Per il secondo anno consecutivo, nelle regioni del Sud Italia il tasso di natalità si conferma bassissimo. Un dato che porterà questa zona del Belpaese a subire un vero e proprio stravolgimento demografico, perdendo 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni (senza contare che le famiglie allargate diventano sempre più un’utopia!).

Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto 2014 a cura di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) appena reso noto. A preoccupare è il fatto che i nati nel Mezzogiorno siano pochi, pochissimi: non solo nel 2013 al Sud i morti hanno superato i nati, ma addirittura il numero dei bebè ha toccato il suo minimo storico, attestandosi a 177mila, il valore più basso mai registrato dal lontano 1861.

Entriamo nel dettaglio: ogni 1000 persone nel Mezzogiorno nascono da 7,1 a 9,1 bambini. In Abruzzo sono 8,2; in Molise 7,2; in Campania 9,1; in Puglia 8,3; in Basilicata 7,1; in Calabria 8,5; in Sicilia 8,8 e in Sardegna 7,2. Come va nelle regioni del Centro-Nord? Nel 2013 si sono contati 388mila nuovi nati: un dato piuttosto lontano dal minimo storico del 1987 di 288mila bebè.

Il rapporto Svimez – in gran parte dedicato a mercato del lavoro e previsioni economiche – analizza anche lo stato di salute della famiglia e la condizione della donna nel Mezzogiorno. Da un punto di vista professionale, se da una parte le donne del Sud tornano (o cominciano) a lavorare, è vero anche che restano segregate in basse qualifiche. Dal 2008 al 2013 le professioni qualificate femminili sono scese dell’11,7%, mentre sono aumentati del 15% i posti di lavoro nelle professioni poco qualificate. Inoltre, il 75% dei part time femminili è involontario. Lo studio rileva quindi, di fatto, una segregazione di genere e di settore nel mondo del lavoro.

Considerando la situazione delle famiglie, c’è da dire che nel periodo compreso tra il 2007 e il 2013 le famiglie assolutamente povere nelle regioni del nostro Mezzogiorno e nelle isole maggiori sono cresciute di oltre due volte e mezzo, passando da 443mila (il 5,8% del totale) a 1,14 milioni (il 12,5% del totale).

E gli stipendi? Nel 2012 il 9,5% delle famiglie meridionali guadagnava meno di 1000 euro al mese: al Centro-Nord le famiglie con questo livello di reddito erano il 3,8%. Soffre in particolare il 9,2% delle famiglie lucane, il 9,3% delle calabresi, il 10,9% delle molisane e il 14,1% delle siciliane.

A esporre alla povertà individui e famiglie meridionali concorrono almeno due elementi: la disoccupazione e familiari a carico. Dall’analisi emerge che nel 2012 il 57% delle famiglie meridionali è monoreddito, con punte del 59% in Campania e del 63,3% in Sicilia. Quasi una famiglia su cinque (il 16,4%) ha un disoccupato in casa, il doppio del Centro-Nord, mentre il 14,7% dei nuclei familiari ha addirittura tre o più familiari a carico, più del doppio del Centro-Nord.

Dati che, con tutta probabilità, non incoraggiano davvero un incremento del tasso di natalità in queste zone.

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