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Gravidanza oltre il termine: come affrontarla?

Le cause delle gravidanze protratte oltre il termine sono ancora sconosciute, mentre sono ben note le conseguenze di una attesa troppo lunga, che hanno portato alla formulazioni di protocolli da seguire in questi casi per ridurre al minimo i rischi fetali.

Si definisce Gravidanza oltre il termine una gestazione protratta oltre le 42 settimane, a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. In realtà questo parametro è puramente convenzionale, inquanto non conoscendo il giorno esatto dell’ovulazione non ci è dato sapere se le settimane effettive siano davvero 42.

La placenta di una gravidanza oltre il termine, avendo biologicamente concluso la sua funzione, comincia un naturale processo di degradazione. Pertanto i suoi villi coriali vanno a poco a poco ad ischemizzarsi e questi micro infarti placentari portano come conseguenza un graduale peggioramento della perfusione di ossigeno e nutrienti dalla madre al feto.

Alla nascita infatti i feti post-termine presentano una riduzione del pannicolo adiposo dovuta appunta ad un cattivo nutrimento nelle ultime settimane, il liquido può essere tinto di meconio e la pelle è disidrata. Ma non sono questi certo i danni più gravi.

Una delle complicanze più temibili associate ad una gravidanza oltre il termine infatti è una sofferenza fetale da insulto ipossico legata proprio all’insufficienza placentare. Durante il travaglio di parto le contrazioni dell’utero peggiorano ulteriormente la perfusione placentare e pertanto i feti post-termine sono soggetti ad un maggiore rischio di asfissia intra-partum.

Molto spesso perciò in caso di gravidanza oltre il termine non si aspettano le 42 settimane, ma si comincia già a 41 settimane ad attuare controlli e misure di prevenzione. Il “non stress test” ad esempio è una sorta di “travaglio di prova”. Consiste nell’indurre farmacologicamente una attività contrattile sotto stretto monitoraggio cardiotocografico, per valutare la reazione cardiaca fetale per decidere se si possa affrontare o meno un travaglio di parto senza rischi.

L’ecografia e la cardiotocografia sono gli altri controlli che verranno effettuati frequentemente dopo il termine. L’ecografia permetterà di verificare se la placenta presenta segni di invecchiamento e calcificazioni e se il liquido amniotico sta diminuendo.

Con la cardiotocografia invece sarà possibile monitorare eventuali segni di distress fetale come anomalie del battito cardiaco e riduzione dei movimenti attivi. Qualora questi segni siano presenti è indicato l’induzione al parto o il taglio cesareo a seconda dei casi.

Con buoni risultati al “non stress test” si dovrebbe sempre preferire l’induzione al parto naturale. Come raccomanda l’OMS Il Taglio cesareo dovrebbe essere praticato sempre e solo in caso di necessita. Nella fattispecie della gravidanza oltre il termine, solo in caso di “non stress test” con risultati dubbi, sofferenza fetale acuta e ipossia , posizione e presentazione fetale non compatibile con il parto naturale, o dopo il fallimento di induzione al parto naturale.

Ma prima di arrivare a questo, quando la vostra gravidanza è ormai a termine potete provare i metodi naturali. Qualcuno vi consiglierà qualche tisana aromatica, qualche altro di fare lunghe passeggiate.Tutto può funzionare. Ma il metodo più efficace e da sempre consigliato è fare l’amore. Il liquido seminale infatti contiene delle sostanze chiamate prostaglandine, esattamente lo stesso principio attivo contenuto nelle candelette vaginali (o gel) utilizzate in ospedale per indurre le contrazioni di parto.

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