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Disturbi in gravidanza: la gestosi

La preeclampsia, o più comunemente gestosi, è una sindrome che colpisce le donne in stato interessante. Ovviamente, non tutte le donne incinte nel corso della gravidanza svilupperanno questa patologia, ma qualora dovesse verificarsi, vediamo come riconoscerla e come comportarsi.

Il periodo da monitorare è la seconda parte della gravidanza, è proprio allora infatti, che si sviluppano i sintomi di esordio e quindi tutta l’evoluzione. Il nome preeclampsia, è meno diffuso, ma mette insieme tutti quelli che sono i sintomi che la gestosi mette in evidenza.

E’ fondamentale l’autodiagnosi, ma è altrettanto importante, anzi indispensabile il fatto di rivolgersi prima possibile, al proprio medico. Nel momento in cui ci si accorge che qualcosa non va, soprattutto nel delicato periodo della gravidanza bisogna, contattare il ginecologo e sottoporsi a visita. Solo uno specialista può illustrare la soluzione di un problema di salute, dando la cura più adatta e i consigli mirati.

Vediamo però quali sono i sintomi della gestosi. Per prima cosa si riscontrano anomalie a carico della pressione sanguigna. L’ipertensione infatti, è il primo campanello d’allarme. Un altro sintomo è la proteinuria, e cioè la presenza di proteine nelle urine. E l’ultimo ma forse il più evidente è la presenza di edemi agli arti inferiori. Chi è affetta da gestosi infatti, tenderà ad avere piedi e gambe gonfie. Disturbo che si risolverà, come gli altri dopo un paio di giorni dall’avvenuto parto.

Ma quali sono le cause della gestosi? Alla base pare ci sia un’alterazione della placenta, che evolve man mano che si va avanti nella gestazione. La placenta, che “invecchia”, si danneggia e libera sostanze “tossiche” che provocano la costrizione delle piccole arterie e la rottura di capillari portando inevitabilmente all’ipertensione e la proteinuria. Altri segnali clinici, risultanti da questo deterioramento, sono la diminuzione delle piastrine e la rottura dei globuli rossi, i problemi coagulativi e l’aumento del rischio del distacco di placenta.

I rischi, sono molto alti sia per la madre che per il feto, se la malattia non viene fronteggiata per tempo. La eclampsia è la complicanza più terribile, essa infatti è simile ad un attacco epilettico e preceduta da altri segnali come vomito, cefalea, dolori addominali e disturbi visivi. Quasi sempre, sfocia in un coma, per quello è di una elevata e potenziale pericolosità.Per il feto il rischio si associa all’alterazione stessa della placenta che rappresenta l’organo più importante che fornisce al piccolo ossigeno e nutrimento.

Risulta alta, in questi casi, anche l’incidenza del parto prematuro, che nella maggior parte della volte viene indotto, diventando una vera e propria terapia atta alla risoluzione del problema gestosi. Tutte le altre terapie, tra cui anche quelle farmacologiche vengono messe in atto per alleviare i sintomi e diminuire la probabilità di complicanze e la loro gravità. Come strumento di diagnosi si usa la valutazione dei segnali e sintomi sopra descritti, e l’osservazione di un notevole aumento di peso improvviso. Per il feto invece, si svolgono esami diagnostici, tra cui l’ecografia che ne valuta lo stato generale e l’accrescimento.

La cardiotocografia, o tracciato, che controlla il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine. Infine, risulta importantissimo il color doppler, il quale monitora la circolazione sanguigna a livello della placenta e del feto stesso. La cura per la gestosi, qualora fosse diagnosticata, consiste nell’assunzione di farmaci (soprattutto per tenere la pressione sotto controllo), nel riposo assoluto a letto e in alcuni casi la cura per la madre sta proprio nel parto.

In questo modo il feto va incontro, se il termine non è del tutto scaduto, ad un parto pretermine o prematuro, con tutte le problematiche che esso comporta. Per la madre, una volta partorito, la situazione tornerà alla normalità in uno o due giorni, e i sintomi spariranno del tutto. Con certe patologie è meglio andarci cauti, perché possono provocare danni seri, ecco perché nel dubbio e in presenza di sintomi la cosa più saggia da fare è rivolgersi al proprio medico, o al pronto soccorso. In certi casi la prudenza, non è mai troppa.

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