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La differenza d’età giusta tra fratelli e sorelle

Quanto tempo far passare prima di avere il secondo figlio? O tra il secondo e il terzo? Come decidere? In base alle esigenze dei piccoli o anche tenendo conto delle esigenze dei genitori? Ormai con le mamme che lavorano quasi tutte, bisogna tener conto dei contratti che noi donne abbiamo, dei diritti, di come preservare al meglio pubblico, lavoro, la nostra vita in società e privato.

Prima quando c’erano le mamme solo casalinghe si decideva regolandosi con l’età del primogenito e degli altri figli, in modo che non ci fosse tanta differenza d’età tra di loro: per poter da piccoli giocare insieme anche in casa, e da grandi uscire e crescere insieme; per scambiarsi i vestiti, per condividere le esperienze, le amicizie e non creare troppa differenza di vita tra l’uno e l’altro.

Oggi dovendo tutti lavorare, anche le mamme, il secondo figlio è una scelta da ponderare in base ai contratti e agli impegni di lavoro. A volte nell’aspettare un lavoro stabile per fare il secondo figlio, dopo anni di precariato, quando questo arriva, si ha il secondo figlio a distanza di 10, anche 15 anni dal primo. E così si creano i fratelli/papà o le sorelle/mamme, figli grandi che sono anche sostitute/i del genitore dato la loro età e quindi hanno la capacità di supplire anche come baby sitter per supportare i genitori nel caso ci sia bisogno. Si crea un rapporto diverso ma non per questo meno bello tra fratelli e sorelle.

Quest’estate ho conosciuto una giovane coppia che ha una figlia di 14 anni e un bimbo di 4 anni circa. A un certo punto il bimbo Vincenzo si è rivolto alla sorella chiamandola mamma, forse proprio perché ormai è un punto di riferimento anche la sorella, come la mamma per la sua crescita, vedendola sempre per casa come una figura adulta (dal suo punto di vista più “basso”) di cui fidarsi proprio come un genitore. Io ho pensato per un attimo che fosse davvero figlio della ragazza adolescente, poi ho pensato che forse avevo solo capito male io quando il bimbo l’aveva chiamata. O forse no? :)

Oppure ci sono mamme che hanno il contratto a tempo indeterminato e decidono di fare il primo figlio e poi subito dopo anche il secondo, tanto già sono mancate 6 mesi dal lavoro, grazie alla maternità garantita (loro sì) e quindi meglio protrarre direttamente la prima maternità. Invece di mettere il bimbo al nido a 3/6 mesi, si inizia subito un’altra gravidanza e così nè uno né l’altro (che sta per arrivare) vengono abbandonati. E poi quando anche il secondo nascerà si vedrà…

Si allunga la maternità, senza più percepire lo stipendio, ma conservando il posto di lavoro, per quando si tornerà. Questo già è un grosso risultato: mantenere il posto di lavoro, al giorno d’oggi. Una mia amica di Milano ha fatto così: educatrice professionista per asili nido, dopo aver vinto il concorso come insegnante per i nidi del Comune di Milano ha lavorato un anno e poi ha deciso di aveve un bambino. Dopo la nascita del bebè e la maternità che le spettava, le dispiaceva lasciare suo figlio in un nido a pochi mesi, e volendo altri figli ha deciso di provare subito a fare il secondo che è arrivato, e così ha protratto la prima maternità con la seconda. L’argomento naturalmente è ampio, quello sulla differenza d’età tra bambini, ma anche sui diritti lavorativi delle mamme multitasking (che sono mamme, lavoratrici, ecc)…

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