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Compiti a casa: da soli o in compagnia?

I fantomatici compiti a casa, croce di ogni genitore, oltre che di ogni alunno, come gestirli? Aiutare i nostri bambini a farli, specie nei primi anni di scuole elementare è un bene o un male? Ci sono diverse opinioni in merito.

Alcuni educatori sono dell’idea che il confronto col genitore fa sentire il bambini gratificato quando fa le cose bene e poi aiuta la sua concentrazione. Ma sarà vero? Il bambino è concentrato davvero o ha solo paura del genitore che lo controlla e quindi per questo fa bene?

In fin dei conti la mia generazione è cresciuta senza genitori che aiutavano o controllavano i compiti e il livello di laureati è altissima in noi che siamo nati negli anni ‘70/’80. Io mi ricordo che ho sempre fatto i compiti da sola. Al massimo la mamma ti ascoltava la poesia la sera prima di andare a dormire. Erano altri, i livelli di scolarizzazione in cui sono cresciuti i nostri genitori, a volte non avevano gli strumenti culturali per aiutarci (e non c’è niente di cui vergognarsi, io sono orgogliosa dei miei genitori che hanno fatto solo la scuola elementare, perché la scuola media non era ancora obbligatoria quando loro erano bambini); e comunque noi abbiamo ricevuto un’educazione più severa, che ci insegnava a fare tutto da soli!

Adesso i genitori pur lavorando ambedue quasi sempre, trovano il tempo nel pomeriggio (con un part-time semmai della mamma) di star dietro i compiti dei propri figli.

Poi c’è la questione del fare i compiti in compagnia di un amichetto. Quando i bambini sono un po’ più grande a volte è necessario (7-8 anni), perché le maestre iniziano ad assegnare i compiti di gruppo. Ma a parte questo, diversi pareri dicono che può stimolare la creatività avere un coetaneo con cui confrontarsi su quello che semmai si vuole scrivere in un componimento o in un riassunto per esempio. Oppure per trovare la soluzione al problema del contadino con le mele e le pere.

Ma se i nostri figli tornano a casa dopo un pomeriggio a casa dell’amichetto in cui non hanno fatto nulla? Può succedere anche questo, se non c’è nessuno che li sorvegli e che li rimetta in riga dalle distrazioni e dalla possibilità di giocare invece che studiare.

Questo succede se i nostri figli non sono abbastanza responsabilizzati sui loro doveri di studente. Quindi forse bisogna capire prima il grado di maturità acquistato, rispetto ai compiti, da nostro figlio, e poi quello del suo compagno di scuola, prima di metterli insieme!

E anche il loro grado di “biricchinaggine”. Come ha definito mia cugina la vivacità di suo figlio e del suo amichetto nuovo, quando sono tornati sabato scorso a casa dopo un pomeriggio passato “a studiare”: senza aver nemmeno iniziato la ricerca sulle castagne per cui si erano visti!

Bisogna quindi saper dire qualche no a delle occasione di socializzazione, per evitare le solite corse all’ultimo minuto per i compiti non fatti o l’attacco di “vomito dello scolaro” del lunedì mattina!

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