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Come curare il Baby Blues? Prova con Whatsapp!

Il parto è ormai, quasi, un ricordo lontano. E’ stato solo tre giorni fa. Eppure in questo momento, dopo essere tornate a casa dall’ospedale, quella che sembrava la cosa più difficile al mondo – dare alla luce un bambino – riesce ad apparirci come il ricordo tenero di una vita che non c’è più.

Il bambino, la bambina o i gemellini che abbiamo in braccio monopolizzano i nostri pensieri e le nostre attività in un modo prima del tutto impensabile. La fatica, l’avvio dell’allattamento, qualche frizione con il compagno, il pianto senza apparente motivo: tutto sembra poterci portare nelle braccia del “baby blues”.

Di cosa si tratta? E’ uno stato d’animo di malessere diffuso che, in modo diverso, ogni donna può trovarsi a vivere e fronteggiare nelle prime settimane dopo il parto. A cosa è dovuto? A stanchezza, sbalzi ormonali post-partum, ai tanti pensieri e sentimenti contrastanti che accompagnano ogni mamma all’ingresso nel mondo della genitorialità. Non si tratta di una malattia né di depressione post-partum, ma di una condizione molto diffusa per chi diventa genitore, destinata a essere superata entro poche settimane.

Come la curo? Chi lo sa se le nostre nonne si accorgevano del baby-blues. Con tutta probabilità, no. Perché avevano vicine sorelle, mamme e amiche di una vita che le sostenevano insegnando loro a diventare mamme e condividendo con loro le fatiche dei primi giorni. Oggi la famiglia allargata, composta appunto da una rete fitta parentale e amicale, è meno facile da mantenere: i frequenti spostamenti legati al lavoro, la facilità di viaggiare e la stessa conformazione delle case ci portano soprattuto verso “l’appartamento”.

Quando arriva un bambino e non sappiamo ancora come comportarci però, beh, butteremmo al vento tutta la privacy delle nostre casette per incontrare una vicina o un’amica che, con un sorriso, riesca a minimizzare il pianto del fagottino che ci troviamo tra le braccia. Insomma: la cura per il baby blues sembra essere il dialogo!

Un dialogo che oggi può essere veicolato anche dalle tante app che si usano quotidianamente su tablet o smartphone. Un esempio concreto? Se state pensando di partecipare ad un corso di preparazione al parto, considerate anche l’idea di creare un gruppo Whatsapp nominandolo magari “Mamme 2014” o “Mamme e bimbi 2015”: all’inizio forse sarete un po’ riservate sulle confidenze o sui temi di cui parlare, ma con il tempo, con l’avvicinarsi del parto, vi troverete a parlare di contrazioni e attese e poi… una volta nati i piccoli di poppate, ragadi e… acquisti online per i figli.

Tra ragazze, tra donne, gli argomenti di cui parlare non mancano mai e se una di voi si sente giù, proprio per il baby blues o perché la giornata è di quelle a bollino nero, ci sarà certamente qualcuna più disposta a raccontare qualcosa di curioso o di divertente. Uno scambio di parole continuo che può aiutare e sostenere caratteri e personalità diverse anche durante il baby blues.

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