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Adozioni: una scelta che cambia la vita

Sempre più coppie prendono in considerazione l’idea di adottare un bambino e non solo per problematiche legate alla non predisposizione personale nell’avere figli, ma anche per appagare quel bisogno di paternità e maternità aiutando i bimbi costretti a vivere in case famiglie o in orfanotrofi per le cause più disparate, dall’abbandono al decesso dei genitori, alla forma di protezione nei confronti dei minori che subiscono maltrattamenti domestici.

Nel nostro Paese non è semplice adottare un bambino e nella maggior parte dei casi le scelte ricadono su continenti diversi dall’Italia: a causa di regole ben precise stilate dal nostro Parlamento, infatti i bimbi italiani con genitori naturali ancora in vita non vengono affidati in modo permanente a nessuna coppia per i primi 5 anni, periodo nel quale la mamma e il papà di sangue possono reclamarlo, con giusta causa e se necessario fornendo documenti e accertamenti relativi alla loro idoneità di genitori.

La situazione è diversa per le adozioni extra-continentali, dove l’iter è sì più lungo, ma dopo il periodo della cosiddetta prova, l’adozione diventa definitiva azzerando il rischio di poter perdere il bambino tanto desiderato e al quale si vuole già un bene incondizionato. Un portale molto dettagliato, tramite il quale potersi fare un’idea di tutto l’iter, compreso l’aspetto economico, è quello del Commissione per le Adozioni Internazionali.

Dal momento in cui la coppia è ritenuta idonea per l’adozione si passa alla scelta del Paese per poi arrivare a quella del bambino attraverso schede molto precise nelle quali è annotato tutto ciò che riguarda la sua giovanissima vita; si ha così il via al rapporto a distanza, mesi nei quali i due coniugi mandano le loro foto all’ente che cura la pratica e che successivamente le farà avere al piccolo, in modo da far capire a quest’ultimo che volto avranno i suoi genitori.

Per esempio la Cina richiede ai futuri mamma e papà la creazione da zero di un album che raccolga tutti i momenti dell’attesa attraverso foto, materiali, immagini e molto altro da mostrare a loro figlio al momento più opportuno. La legge prevede un periodo che può variare, a secondo dello Stato prescelto, dai 30 ai 60 giorni durante i quali moglie e marito devono trasferirsi nella città dove si trova il bambino e integrarsi così nella sua vita attuale, prendendo parte alle sue attività, facendo gite fuori porta e condividendo giochi, tutti modi per interagire e conoscersi. Questa è una decisione dalla quale non si può tornare indietro e la strada per arrivare al traguardo è molto ripida, ma se si hanno le carte in regola può uscirne solo qualcosa di straordinario, una scelta che cambia per sempre la vita.

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