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Il parto in acqua è pericoloso: l’allarme degli americani

Il parto in acqua è un argomento che divide le mamme, così come gli specialisti. E’ dannoso: sì o no? Le nuove ricerche portate avanti da alcuni medici americani stanno rivalutando questa metodologia. Secondo un team di esperti americani, gli studi che hanno valutato i rischi e i benefici riguardo il parto in acqua sono ancora troppo pochi. Il problema sembra essere legato alla mancanza di dati sufficienti per trarre conclusioni certe sui pro e sui contro e, in questa situazione, gli americani preferiscono andarci piano.

Gli studi americani sostengono, infatti, che non vi sia alcuna prova che il parto in acqua assicuri benefici, mentre vi sono dei sospetti che possa in alcuni casi provocare danni anche molto seri, come infezioni, emorragie, problemi respiratori. Per questo l’American Academy of Pediatrics e l’American College of Obstetricians and Gynaecologists hanno prodotto recentemente nuove linee guida sull’argomento, frenando sul parto in acqua. E’ stato comunque confermato che l’acqua riduce la percezione del dolore durante il travaglio.

I rischi del parto in acqua, evidenziati dagli americani, sono legati a problemi respiratori, perché in alcune situazioni particolari il diving reflex (ovvero il riflesso di immersione, che non è nient’altro che un insieme di reazioni a carico del sistema cardiovascolare al momento dell’immersione del volto in acqua) non si attiva come dovrebbe. Anche il rischio di infezioni è legato al fatto che nell’acqua ci possono essere tracce di liquidi organici, ma ovviamente questo dipende da quanto è efficace il ricambio dell’acqua.

Nell’attesa di scoprire se il parto in acqua è davvero pericoloso come sembra, quali sono le donne che non possono usufruirne a prescindere dalle nuove ricerche? Per gli esperti non ci sono dubbi: il parto in acqua è adatto a tutte, tranne alle donne che hanno una gravidanza pretermine e a quelle a cui vengono somministrati oppioidi o sedazioni. Inoltre, il travaglio in acqua può essere controindicato anche per chi ha l’epatite o l’Hiv.

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