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Endometriosi, come riconoscerla e combatterla

L’endoemtriosi è una malattia tanto diffusa quanto sconosciuta, ne soffre circa un’italiana su 10 in età fertile, ma molte donne sono costrette ad un lungo calvario prima di arrivare alla diagnosi. Un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità della vita. Secondo il Ministero della Salute, la malattia influenza negativamente le relazioni sociali nel 73% dei casi, il rendimento sul lavoro nel 79% e la vita sessuale nel 77&. Frequenti anche i disturbi del sonno, gli sbalzi d’umore e l’affaticamento. Ma che cos’è l’endometriosi?

L’endometrio è il tessuto che riveste l’utero: ogni mese, durante il ciclo mestruale, cresce, si sfalda e sanguina. Nell’endometriosi si sposta al di fuori dell’utero e provoca la formazione di lesioni, interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell’utero, l’area tra vagina e retto e il peritoneo. A volte coinvolge anche organi esterni all’apparato riproduttivo, come intestino, vescica, reni, ureteri, vagina e cervice. Essendo sensibili agli ormoni prodotti dalle ovaie, le lesioni subiscono un andamento ciclico simile a quello mestruale: il sangue, però, ristagna negli organi in cui si annida, causando un’infiammazione, che con il tempo diventa cronica. Dunque i sintomi principali sono: dolore pelvico cronico, dolore prima, durante e dopo il ciclo, dolore durante i rapporti sessuali, dolore nella regione anale, stitichezza, dolori ad un arto o alla schiena.

Le cause dell’endometriosi sono poco chiare: al momento è certo solo che avviene per diversi fattori, primo tra tutti la familiarità. Le donne più colpite sono quelle che hanno dei precedenti di malattia tra le parenti di primo grado. Il rischio aumenta in chi ha iniziato ad avere le mestruazioni precocemente e nelle donne che hanno flussi mestruali regolari, abbondanti e dolorosi. Non avere avuto ancora figli e ritardare l’età della prima gravidanza sono entrambi fattori negativi. Recentemente sono stati chiamati in causa anche fattori ambientali, come l’esposizione a sostanze tossiche e inquinanti, come i bisfenoli, derivati dalla combustione della plastica, e le diossine, composti chimici prodootti dalle lavorazioni indutriali.

Come diagnostichiamo un’endometriosi? Per capire se si soffre di questa malattia è necessaria una visita ginecologica, accompagnata dalla raccolta della storia clinica della donna e del resoconto dei sintomi. Successivamente basta fare un’ecografia transvaginale e i maker tumorali. Possiamo ricorrere anche all’esame istologico per la via laporoscopia per localizzare con precisione i danni riportati dall’endometriosi ed intervenire: introducendo nell’addome, attraverso una piccola incisione in prossimità dell’ombelico, una sonda dotata di fibre ottiche, si preleva una porzione di tessuto che viene poi analizzato. Si può parlare di malattia endometriosica solo quando al risultato positivo dell’esame istologico si associano disturbi clinici rilevanti e/o infertilità. E a proposito di quest’ultima recentemente sono venute a galle nuove diagnosi e nuove terapie, clicca qui per scoprire tutto.

Come si cura questa malattia? L’endometriosi è cronica, quindi non esiste una terapia definitiva. Per le donne che progettano una maternità ci sono due possibilità: l’intervento chirurgico e la fecondazione in vitro. Nel caso di ripetuti interventi, però, le probabilità di concepimento potrebbero ridursi, specialmente in caso di asportazione di lesioni ovariche. L’intervento è d’obbligo: in presenza di cisti ovariche di dubbia natura, quando il trattamento con i farmaci è inefficace o non tollerato, e se la malattia coinvolge altri organi. A distanza di due anni dall’oiperazione, in circa la metà dei casi i dolori ricompaiono.

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